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Cacao - il quotidiano delle buone notizie comiche
nr. 92/2017
sabato 29 aprile
DI SIMONE CANOVA, JACOPO FO, GABRIELLA CANOVA E MARIA CRISTINA DALBOSCO
Il Teatro di Dario Fo e Franca Rame in dvd
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 La nostra storia - Puntata 9 (lunedì 1 maggio 2017, ore 21:15, Rai 5)
La nostra storia - Puntata 9 (lunedì 1 maggio 2017, ore 21:15, Rai 5)
La Signora è da buttare
La Signora è da buttare probabilmente è lo spettacolo più scatenato di Dario Fo. In scena il circo: clown, trapezisti e mille gag acrobatiche interpretati dalla famiglia dei Colombaioni.
La Signora è l’America, quella della fine degli anni ’60, della guerra in Vietnam, delle lotte di Martin Luther King.
E Franca Rame è la protagonista di questo spettacolo tutto raccontato al femminile: interpreta l’America dei cowboy, tutti i presidenti, la mamma che va alla guerra in Vietnam con suo figlio.
Con le interviste a Luciana Castellina, Paola Cortellesi e i racconti della stessa Franca ripercorriamo quegli anni e il lavoro di questa straordinaria donna.
Intervengono Dacia Maraini e Andrea Purgatori.
 Mamma Togni
Mamma Togni
Ero una ragazza quando ho sentito per la prima volta questo testo di Franca e Dario che raccontava di Mamma Togni, medaglia d’oro della Resistenza.
Il 25 aprile abbiamo ricordato la Liberazione (e non la Libertà… porc...) e allora vi proponiamo questo racconto.
Quel giorno in piazza doveva parlare un deputato missino ma non sapeva che tra il pubblico c’era Mamma Togni col suo bastone.
Recita Franca Rame.

Mamma Togni
“Mamma Togni… mamma Togni, i fascisti sono in piazza su a Monte Beccaria, vogliono parlare in piazza!”
Due ragazzini da in fondo alle scale i sont venud a ciamamm
“Chi l’è che parla? Chi è ‘sto fascista?”
“Servello”
“’Sto bastardo. Anduma… andiamo! Spetta che prendo il bastone che ci ho la caviglia gonfia e mi devo appoggiare”.
Adesso ho capito perché i sont vegnud quei due compagni del partito, volevano essere sicuri che nessuno era venuto ad avvertirmi… dicono ‘Sei vecchia, non metterti in mezzo… ti può far male… e poi soprattutto non farti strumentalizzare. Stai a casa… non ti mettere in mezzo…”
Andum, anduma, per i fascisti non sono mai vecchia!! E cos’è che mi vengono a dire che faccio strumentalizzare? Contro i fascisti? ‘Sti neri bastardi che hanno il coraggio di venire a sputare discorsi di merda in una piazza dove hanno ammazzato quattordici ragazzi davanti alle loro madri., Anduma, anduma!”
Quando sono arrivata su alla piazza intorno al palco c’erano quattro gatti e tutt’intorno i baschi neri, carabinieri. Io ho detto ai ragazzi che mi accompagnavano: “Voi fermi qui, guai chi si muove”.
“Ma no, mamma Togni, veniamo con te”.
“no, zitti e fermi lì, se no torno indietro. Vado da sola che a me non mi toccano”
Vado zupin zupetta.. col mio bastone… arrivo sotto il palco…
“Permesso, permesso”.
Sopra, taccato al microfono che pareva che se lo mangiava, c’era il Servello-bastardo che vociava e sbracciava come un vigile all’incrocio nell’ora di traffico.
Io col bastone gli do un colpo sulla canna del microfono che la testa del microfono gli sbarlocca in bocca da fargli crodare tutti i denti, e poi mi metto a cantare

Fascisti bastardi e neri
Ci avete scannati ieri
Di nuovo siete qua.

Quello si ferma di sbragare al microfono, el me guarda e po’ riattacca, io canto ancora, lui s’impappina. Dal fondo della piazza sotto i portici cantano anche i ragazzini! Poi col bastone gli mollo una stangata proprio sul ginocchio che lui, il Servello, s’è messo a sbragare come un gatto quando lo castrano!
Il capitano dei carabinieri mi viene vicino, mi prende per il braccio e mi dice: “Ma signora è impazzita? Che fa, ma non lo sa che è proibito cantare? Disturba il comizio!”
“No caro il mio tenente – l’ho degradato subito – è il comizio che disturba me, perché questi qua sono gli assassini di appena l’altroieri, quelli che qui in questa piazza hanno accoppato come cani dei ragazzi che non gli avevano fatto niente… per rappresaglia”.
“Va bene, va bene, ma adesso… questi hanno l’autorizzazione…”
“L’autorizzazione di chi, delle mamme dei fucilati… Ehi gente, mamme di Monte Beccaria, vi hanno chiesto l’autorizzazione per venire qui a fare sta porcata? Dico a voi! Venite fuori da sotto il portico… su… stremì, foera! Parlì!”.
“La prego signora la smetta altrimenti sarò costretto a portarla via di peso”.
“A sì, provi a mettermi una mano addosso e io casco giù per terra… faccio la svenuta e lue l deve far venire qui a sollevarmi almeno dieci uomini che io sono novanta chili… all’ombra! L’avverto”.
“se è per quello posso disporre – mi fa il capitano – posso disporre anche di sessanta uomini”
“Sessanta uomini? Bravo, e lei per far parlare sto bastardo schifoso assassino viene qui con la difesa di sessanta uomini. Ma guardi che qui le persone oneste mica hanno bisogno di essere protette se voeren parlà… noi comunisti qui parliamo a tutte le ore e senza gendarmi. Il fatto è che voi ce lo imponete con la forza ‘sta faccia di merda del Servello”.
“non dica così, è un senatore”:
“Senatore? Senatore della repubblica nata dalla resistenza? Donne, ehi gente, avete sentito a che cosa son serviti i nostri figli, i nostri uomini accoppati morti ammazzati per la liberazione? A fare una repubblica con il senato dove ci vadano a sbragarsi ancora ‘sti figli di puttana…”
“Adesso basta signora, sono costretto ad allontanarla”.
“No, se lei è un uomo onesto, lei allontana quel bastardo, se no lo allontano io a bastonate. Perché se voi avete il fegato e il cuore di semolino bollito… parlo a voi donne e uomini di Monte Beccaria, io vi dico che non ci sto a farmi insultare e a fa insultà el me fiò che l’hanno ammazzato proprio come se fosse l’altroieri e mio marito che nel ’23 a bastonate gli stessi fascisti gli hanno fatto vomitare i polmoni”.
E gridavo, e non so più che cosa ho detto, fatto sta che dal fondo sono venuti avanti due o tre uomini e poi qualche donna… e i ragazzi che io gli avevo detto di non muoversi… e allora ‘sti baschi neri non gli è sembrato vero… sono partiti a fare la carica contro i ragazzi e giù a pestare con una rabbia, senza che ci fosse ragione. E il capitano e due guardie che mi spingevano via a spintoni che ormai nella confusione nessuno ci faceva più caso, e mi hanno fatto dei lividi alle spalle e alla schiena che ce li ho ancora adesso… ma in quel momento manco li sentivo… ero preoccupata per quei ragazzi… gridavo “Basta! Carogne! Maledetti! Cosa c’entrano loro, cosa vi hanno fatto? Perché ve la prendete con loro? Nazisti” P.S. esse esse, P.S. esse, esse!”
Ce n’erano tre o quattro che erano finiti per terra di ragazzi, con la testa che sanguinava e li prendevano lo stesso a calci. Poi come sacchi li hanno sbattuti dentro una camionetta, tutti e undici.
“Dove li portano? Cari i miei fieu! Giù alla caserma… Anduma… una macchina… portem… giò… in caserma… presto… e vialter andate a chiamare qualche avvocato dei nostri”.
Arrivo giù, davanti alla caserma, e lì, con uno del partito, un assessore, cerchiamo di convincere il maresciallo a lasciarci parlare con il questore con qualcuno per dirgli come erano andate le cose. Di botto il maresciallo fa finta come se qualcuno gli ha dato un pugno e cade per terra facendo lo svenuto… io ero lì a un metro, nessuno l’aveva toccato. Ma come una valanga arrivano una cinquantina di baschi neri e giù botte da orbi sulla testa dell’assessore che crodava sangue dappertutto… io figurati mi metto a gridare: “Porci, l’avete combinata, e tu figlio di una cagna, d’un maresciallo che hai fatto la commedia… assassini.. fascisti!”
Mi prendono di peso, m’impacchettano e mi portano dentro. Processo per direttissima, Intanto che mi facevano le generalità sento la gente giù in piazza, i compagni che gridavano: “Fuori! Fuori mamma Togni… fuori mamma Togni!”
E io a sentire che mi volevano bene ero così contenta… che ci avrei fatto la firma a farmi arrestare tutti i giorni!... E il commissario che era appena entrato che non s’era accorto che io ero lì, coperta dalla porta, ha detto: “Chi è quello stronzo che ha sbattuto dentro la Togni? Ma cosa gli è venuto in mente, ci combinava meno casino se arrestava il presidente della repubblica in persona!” E io come se niente fosse ho cominciato a cantare come fra me medesima

Fascisti bastardi e neri
Ci avete scannati ieri
Di nuovo siete qua.
Tutti zitti sono usciti quasi in punta di piedi che non ce la facevano a stare lì. L’unico che è rimasto era un maresciallo piuttosto giovane che mi guardava con un mezzo sorriso come intimorito,
“Io – mi fa – e lei la conosco, signora, perché il mio papà era comandante partigiano sulle montagne della Liguria”.
“Era nella terza formazione garibaldina ligure?”
“Sì”.
“Ah quella della dove c’era il Lazagna? E come si chiamava tuo padre?”.
“Mirko – mi fa – Mirko era il suo nome di battaglia”.
“Ma è morto il Mirko, l’hanno fucilato”.
“Sì, è così, io avevo solo tre anni quando l’hanno ammazzato”.
“Era bravo tuo padre, bravo partigiano il Mirko… e tu sei entrato nei carabinieri? Bravo… ti sei messo il vestito della festa per i padroni!”
Ha abbassato gli occhi, è diventato bianco… o forse m’è sembrato… che in quel mestiere lì ci viene la pelle col color fisso.
Beh, poi il processo è stato tutto da ridere. Il giudice era preoccupato di sbolognarmi via, di tirare dentro i ragazzi, di incastrarli da soli, soltanto loro. Faceva fin pensa: “lei signora, si è certamente trovata lì nella piazza per caso… vero… passava”.
“no, no io non passavo, ci sono andata apposta nella piazza.”
“Ad ogni modo – cercava d’aiutarmi, mi dava l’imboccata – quel colpo di bastone sul microfono e sul ginocchio del senatore dell’MSI e stato del tutto fortuito”.
“No, no che fortuito, glielo ho dato proprio giusto, di volontà, che ce l’avrei dato volentieri anche in testa, che la prossima volta gliela spacco se viene ancora sto maiale d’un fascista”.
“Ma la prego, non si esprima così… capisco che lei è sconvolta”.
“No, no io sono calma”.
“No, lei è sconvolta come era certamente sconvolta quado ha gridato porci e fascisti ai poliziotti e ha così eccitato quegli scalmanati dei ragazzi!”.
“No, prima di tutto scalmanati erano i poliziotti e no i ragazzi, e poi ci hanno una strana maniera di fermare la gente quei poliziotti lì… a calci e a botte in testa come se giocassero alla lippa”.
“va bene, d’accordo, ma il fatto di gridare fascisti porci lo sa che è reato?”
“Certo che lo so… al tempo che eravamo in montagna, quelli che li sbattevano contro il muro crepavano convinti che dopo la liberazione quelli che li stavano ammazzando non ci sarebbero stati più… e invece sono lì tutti a comandare i corpi speciali della polizia… io li chiamavo porci fascisti allora e adesso li chiamo ancora porci fascisti”.
Il giudice sbianchiva,,, s’impappinava, ma io avevo capito che l’unico mezzo per far tirare fuori gli undici ragazzi era quello di pestare forte io. A me non ce la facevano a condannarmi, si sputtanavano troppo. E così hanno dovuto sbattere all’aria il processo e lasciarci liberi tutti (almeno per adesso).
Che festa quando siamo venuti fuori, tutta la gente, i compagni che ci baciavano… e canzoni. Mamma Togni di qua, mamma Togni di là… e chi mi tirava per la manica e chi mi salutava col pugno chiuso. Che bello pareva come alla liberazione… una festa. Peccato che non ci sia qui il mio ragazzo, mio figlio a vedere sta festa.
“Mamma, mamma, se io non torno, tu resti coi compagni finché finisce, tu resti con loro”
“Sì, caro, io resto”.
E come facevo a lasciarli, io facevo l’infermiera, ero diplomata, senza vantarmi io ero brava. Avevo da curare fino a cinquanta feriti nella mia infermeria.
Mi ricordo quando c’è stato il rastrellamento dei mongoli… volevano che io me la squagliavo in ospedale… che m’avevano trovato un posto, ma io, ma piuttosto crepare… mi son presa i miei trentadue ragazzi e pasin pasin… quello zoppo s’aiutava con quello con l’occhio tappato, quello con la ferita alla pancia lo portavano in barella due che erano feriti di striscio alla testa… sembravamo una carovana dei disperati, ma andavamo avanti e con me si sono salvati, li ho salvati tutti. Il guaio era il trovare da mangiare, mangiare per trentadue e ogni giorno… io li sistemavo in una cascina o sotto un ponte e poi andavo alla cerca. Casa per casa. E dappertutto ‘sti contadini, ‘sti montanari, con tutto che non avevano quasi più niente, si tiravano via la roba dalla bocca per aiutarci… stracciavano le lenzuola per darmi delle bende per i feriti… lenzuola belle, addirittura di lino! Invece capitava che magari andavo a chiedere in qualche famiglia di sfollati, gente benestante, dentro le villette e quelli dicevano: “No, non possiamo dare niente” E allora io tiravo fuori di botto la mia pistola P 38 quindici colpi e gliela picchiavo sotto il naso e gridavo: “visto che sei così taccagno allora sputa fuori tutto quello che ti chiedo se no ti ammazzo, o pidocchio”.
Sì, ho fatto anche delle rapine per salvare quei ragazzi, i miei ragazzi, c’è qualcosa da dire? E lo farei ancora oggi. I miei ragazzi… ero la loro mamma… mamma Togni, guai a chi toccava mamma Togni. L’americano, il comandante, diceva: “A mamma Togni non si dice mai di no!” E tutti mi ubbidivano.
Quando quel giorno di primavera del ’44 mio figlio era andato giù che dovevano prendere la caserma dei briganti neri, dopo un’ora vedo tornare il Ciro, bianco che mi dice: “L’hanno ferito, tuo figlio è ferito”
“Fermo lì, guardami Ciro, io non piango, non grido, guardami, io non piango… E’ morto, vero? Lo so che è morto”
“Sì”.
Me l’hanno portato su in braccio, in due. Mi son messa seduta e me l’hanno messo sulle ginocchia, aveva un buco piccolo sul collo. I compagni me l’hanno portato via… l’hanno portato sotto il portico, io sono andata dentro nello stanzone dove c’erano tutti i miei ragazzi feriti e gli ho detto: “Fieuj, ragazzi, il mio figlio è morto, adesso non ho più nessuno… adesso siete voi che mi chiamerete mamma… adesso sono la vostra mamma”.
Ghè stà un gran silenzio e po’: “Mamma, mamma – si son messi a gridare tutti – mamma”.
E adesso per tutti sono rimasta Mamma Togli.
E non mi fanno su a me: “Sei vecchia, non metterti in mezzo, il tuo dovere l’hai già fatto”
No finché gh’è ‘sti assassini d’intorno, ‘sti fascisti, bisogna andare in piazza, insegnagh a ‘sti giovani, ‘sti fieu. Star con loro, dirgli cosa è successo allora sulle montagne perché così imparano. No, non mi vengano a dire sta a casa che sei vecchia.
E’ vecchio solo che se sta a casa coi piedi al caldo e magari con una berretta in testa, una berretta che gli ha imprestato la DC di fanfani e Andreotti. Quelli sì son vecchi, anzi, on già morti!!!
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28 aprile/1 maggio
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Aut. Trib. di Perugia n° 634
del 21/06/1982
Direttore responsabile:
Severino Cesari
Direttore: Jacopo Fo
Anno XI
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