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Cacao - il quotidiano delle buone notizie comiche
nr. 66/2013
sabato 23 marzo
DI SIMONE CANOVA, JACOPO FO, GABRIELLA CANOVA E MARIA CRISTINA DALBOSCO
Testo 01
Giornata Mondiale dell'Acqua 2013
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Testo 01
Appello di Pietro Laureano ai Governi per la lotta alla desertificazione
Cambiamento climatico, siccità, desertificazione: un manifesto per una nuova cultura dell’acqua

LE DIECI REGOLE PER I GOVERNI

1. Non fornire acqua potabile all’agricoltura
2. Dare alle abitazioni la quantità necessaria di ottima acqua bevibile e acque di minore potabilità per usi sanitari.
3. Fornire a tutti gli organismi l’acqua necessaria alla vita e rendere costosi gli sprechi.
4. Cambiare le abitudini di uso e consumo dell’acqua e per questo vietare la pubblicità delle acque minerali.
5. Rendere autosufficienti gli edifici tramite sistemi di raccolta dell’acqua piovana e il riciclaggio
6. Rendere autosufficiente l’agricoltura incentivando pratiche di raccolta di acque di superficie, tecniche drenanti e il riciclo
7. Bloccare la costruzione di grandi dighe e incentivare una politica di microbacini
8. Riaprire i grandi invasi idroelettrici e lasciare scorrere l’acqua negli alvei dei fiumi
9. Applicare tecniche tradizionali per la manutenzione dei ghiacciai e abolire gli innevamenti artificiali
10. Applicare un’urbanistica tridimensionale basata sul ciclo dell’acqua – atmosfera, suolo, sottosuolo - e adattare le città ai cambiamenti climatici attraverso tetti–giardino, sistemi di raccolta in superficie e fasce drenanti di alimentazione delle falde sotterranee.

Sembrano misure drastiche o fantascientifiche e invece è il nostro futuro immediato e necessario in rapporto all’amministrazione di questo bene così diffuso e così prezioso. E’ vero infatti che l’acqua è largamente presente sul pianeta, ma perché allora c’è un allarme siccità e desertificazione? E perché con l’acqua si fanno profitti enormi?
Sul pianeta un miliardo di esseri umani non hanno acqua bevibile e ogni giorno muoiono trecento bambini per sete o uso di acque malsane. 150 milioni di persone lasceranno nei prossimi anni i paesi dell’Africa subsahariana verso l’Europa per mancanza di acqua. Un abitante dei paesi meno ricchi come il Madagascar ha a disposizione 10 litri di acqua potabile al giorno che è l’estremo minimo vitale. Un abitante dei paesi occidentali come l’Italia consuma dai 350 ai 500 litri di acqua potabile al giorno. 
Se questi consumi divenissero quelli dei 6 miliardi di esseri umani del pianeta allora non ci sarebbe più acqua per nessuno. Infatti, il nostro pianeta è ricco d’acqua, ma questa è inegualmente ripartita e per la gran parte è contenuta negli oceani, quindi è acqua salata non bevibile. Se paragoniamo tutta l’acqua del pianeta a un contenitore di 5 litri, l’acqua dolce è rappresentata da un solo cucchiaio. Se poi sottraiamo l’acqua congelata nei ghiacciai quella bevibile, presente in falde o in precipitazioni sulla terra, è una sola goccia.
Si può produrre acqua bevibile in qualsiasi situazione tramite captazione, invasi, dissalazione o anche condensazione atmosferica. Il costo medio di questa acqua è di circa 50 centesimi ogni mille litri. Tuttavia mezzo litro di acqua minerale in bottiglia viene venduto a 2,90 euro. 
E’ circa 6.000 volte il prezzo di produzione. Sono profitti stratosferici che né il petrolio o l’oro o i diamanti permettono di fare. E si tratta della stessa acqua. Anzi oggi le acque minerali a causa degli inquinamenti delle falde, il trasporto e lo stoccaggio in plastica, sono spesso peggiori dell’acqua di cannella. E non si tratta di prezzi dell’acqua in bottiglia per i soli paesi ricchi. Perché nelle bidonville dei paesi non industrializzati, dove è ancora più difficile trovare acqua potabile, i prezzi sono ancora maggiori. 
Se questa è la tendenza un abitante del Madagascar dovrà presto spendere tutto il suo salario solo per l’acqua. In Italia consumiamo il 70% della nostra acqua potabile in agricoltura. A causa di questi prelievi, e degli invasi costruiti dall’Enel per produrre energia idroelettrica, gli affluenti del fiume Po sono a secco e presto tutta la Pianura Padana sarà ridotta ad una landa di polvere. L’agricoltura è divoratrice di risorse idriche perché organizzata su un ciclo vizioso basato sui fitofarmaci e pesticidi che necessitano di acqua per essere assorbiti e trasformano il suolo in una superficie plastificata incapace di assorbire le piogge. 
L’agricoltura e l’industria devono utilizzare solo acqua riciclata. Soprattutto l’agricoltura deve cambiare modello rinaturalizzando il suo ciclo con meno produttività gonfiata dall’acqua e più qualità. In città l’acqua degli acquedotti è ottima, ma poiché la gran parte degli italiani beve acqua minerale il 98% di questa acqua è utilizzata per uso sanitario. Così gli enormi costi sostenuti dalle aziende pubbliche per potabilizzare l’acqua finiscono negli sciacquoni e i soldi degli italiani gonfiano il budget di quelle due o quattro multinazionali che, al di là delle svariate etichette, monopolizzano il mercato delle acque minerali. Nelle case bisogna, quindi, fornire acque a diverso grado di potabilità. Una cannella in cucina con acqua ottima da bere e acque meno potabili della rete pubblica o di riciclaggio, o di raccolta, per gli usi sanitari. 
Si otterrebbero enormi risparmi diretti e si taglierebbero sprechi esorbitanti. Basti solo pensare al costo energetico imposto oggi dal continuo trasporto di acque minerali ed alla produzione della stessa plastica della bottiglia che necessita di un consumo d’acqua superiore di 30 volte a quella contenuta. Ci abitueremmo ad una nuova cultura dell’acqua parte integrante di una più ampia responsabilità ecologica verso il pianeta e verso tutto il vivente, indispensabile per affrontare la sfida ai cambiamenti climatici globali a cui andiamo incontro.
 
Pietro Laureano è un amico, architetto e urbanista, è consulente Unesco per le zone aride, la civiltà islamica e gli ecosistemi in pericolo.
Ha vissuto otto anni nel Sahara lavorando allo studio e il restauro delle oasi in Algeria. Con numerosi saggi e libri pubblicati a partire dalla fine degli anni ‘80 ha dimostrato come le oasi siano frutto dell’ingegno umano, patrimonio di tecniche e conoscenze per combattere l’aridità e modello di gestione sostenibile per il pianeta intero. Ha coordinato e gestisce progetti basati sul recupero delle tecniche antiche dei sistemi di raccolta dell’acqua con vari Organismi Internazionali in tutto il Mediterraneo, Yemen, Mauritania ed Etiopia.
E’ promotore del recupero della città troglodita dei Sassi di Matera nel Sud d’Italia, che era stata completamente abbandonata negli anni ’60, ed è autore dei rapporti che hanno portato all’iscrizione dei Sassi di Matera e del Parco del Cilento nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. E’ fondatore e coordinatore di IPOGEA Centro studi sulle Conoscenze tradizionali, organizzazione no profit con sede a Matera e a Firenze che realizza progetti di salvaguardia del paesaggio con pratiche antiche come l’uso dei terrazzamenti di pietra a secco, le cisterne di captazione d’acqua e le gallerie drenanti.
Fa parte del gruppo di esperti UNESCO che sta lavorando alla stesura della nuova Convenzione sul Paesaggio. In qualità di rappresentante italiano nel Comitato Tecnico-Scientifico della Convenzione delle Nazioni Unite per la Lotta contro la desertificazione (UNCCD), e come Presidente del Panel per le conoscenze tradizionali, ha promosso la realizzazione di una Banca Mondiale sulle Conoscenze tradizionali e il loro uso innovativo (www.tkwb.org). Tale iniziativa viene portata avanti insieme all’UNESCO attraverso la creazione dell’Istituto Internazionale delle Conoscenze Tradizionali (ITKI), con sede a Firenze, che avrà un ruolo determinante nella nuova Convenzione sul Paesaggio.

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Aut. Trib. di Perugia n° 634
del 21/06/1982
Direttore responsabile:
Severino Cesari
Direttore: Jacopo Fo
Anno XI
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