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Cacao - il quotidiano delle buone notizie comiche
nr. 58/2016
sabato 12 marzo
DI SIMONE CANOVA, JACOPO FO, GABRIELLA CANOVA E MARIA CRISTINA DALBOSCO
Dario Fo fa 90!
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 Dario fa Novanta!
Dario fa Novanta!
Carissimi, a voi la seconda puntata della biografia del nostro Premio Nobel preferito.
Buona lettura!

Dopo la liberazione Dario riprende gli studi all'Accademia di Brera a Milano, sempre facendo il pendolare dal Lago Maggiore, e frequenta contemporaneamente la facoltà d'architettura del Politecnico che più tardi abbandonerà a pochi esami dalla laurea.
Tra il '45 e il '51 si dedica alla scenografia e alla decorazione teatrale e lavora come aiuto architetto nello studio Chiuti.
In quel periodo si esercita nella fabulazione. I suoi racconti paradossali hanno successo presso gli studenti dell’Accademia di Brera. Egualmente le sue esibizioni suscitano divertimento e applausi da parte di un pubblico inusuale, cioè i compagni di viaggio che affollano i treni che dal Lago Maggiore scendono fino a Milano e viceversa.
Dopo un paio d’anni si trasferisce con la famiglia a Milano. Per i giovani Fo è un periodo di furibonde letture, in cui Gramsci e Marx si alternano con i romanzieri americani e con le prime traduzioni di Brecht, Majakovskij, Lorca.
 In quel dopoguerra esplode una vera e propria rivoluzione teatrale, soprattutto grazie alla nascita dei Teatri Stabili, il più famoso dei quali è senz’altro il Piccolo di Milano, che sviluppano fortemente l'idea di "scena nazional-popolare".
Fo è coinvolto da quella effervescenza e si dimostra un insaziabile spettatore teatrale, costretto il più delle volte, per motivi economici, ad assistere in piedi alle rappresentazioni facendo parte della claque.
Mamma Fo, per aiutare il marito a far proseguire gli studi ai tre figli, si ingegna a fare la camiciaia. E’ una donna molto aperta e ospitale. Nella sua casa spesso ci sono gli amici dei figli, tra cui: Emilio Tadini, Alik Cavalieri, Bobo Piccoli, Vittorini, Morlotti, Treccani, Crepax, alcuni di questi già famosi a quel tempo.
Durante gli studi d'Architettura, Dario lavora come decoratore e aiuto architetto, e gli amici lo sollecitano spesso ad intrattenerli con le fabulazioni. Il successo di quei racconti è tale per cui viene addirittura invitato ad esibirsi durante feste e serate in locali popolari.
Nell'estate del 1950 Dario si presenta all’attore Franco Parenti con un testo scritto da lui, la storia di Caino e Abele, una satira dove Caino, “poer nano” (povero cocco, affettuosa espressione lombarda), è un tontolone tutt'altro che cattivo, solo che, “poer nano”, ogni volta che cerca di imitare lo splendido Abele con i riccioli d'oro e gli occhi azzurri, gli va malissimo: subisce disastri uno dietro l'altro finché, impazzito, uccide lo splendido Abele.
Franco Parenti invita Fo a far parte della sua Compagnia di cui è impresario Carlo Mezzadri, marito di Pia Rame. Dario inizia così a recitare nella rivista estiva diretta da Parenti, in questa occasione si verifica il primo "incontro" di Dario Fo con Franca Rame, grazie a una sua foto esposta in casa della madre di lei, a Varese, dove era capitato con Pia.
Ne rimane fulminato!
E' già il tempo della corruzione edilizia, Fo, disgustato dall'ambiente, decide di abbandonare Il Politecnico, gli studi di progettazione e i cantieri edilizi. Vive una situazione di forte crisi, tanto che decide di abbandonare anche l’università.
Si dedica totalmente al teatro, quasi come terapia alla delusione che lo ha assalito. Parenti riforma compagnia con “Le tre sorelle Nava” (vedette celeberrime del tempo), impresario ancora Carlo Mezzadri, per uno spettacolo di varietà estivo e ne propone a Fo la scrittura, lui accetta.
E fra tutti i giovani attori, chi si trova davanti? Proprio lei, la ragazza della foto, che l’aveva turbato mesi prima: Franca Rame.
Da un’intervista a Dario Fo, tratta da Fabulazzo Osceno:
"Non è vero, come dicono, che mi rivolgo soltanto agli intellettuali. Caso mai gli intellettuali godono di una certa parte dello spettacolo mentre gli altri, i semplici, s'accontentano dì una comicità più diretta divertendosi lo stesso. Quando agli inizi della carriera recitavo i monologhi di Caino e Abele, c’era chi rideva solo per ciò che vedeva e sentiva, per le variazioni di tono, per quel che c’era di grottesco, per i modi di dire. I 'veloci di mente' si divertivano invece per il capovolgimento della situazione, per la trasposizione del dramma biblico in favore di Caino. Caino era l’uomo; l’altro era il santo. E io amavo più l’uomo imperfetto, con le sue rabbie e i suoi dolori, che non Abele, saggio e infallibile. Fin dai tempi de I Sani da legare e de Il dito nell’occhio ho sempre odiato gli eroi dipinti, il pompierismo, i personaggi tabù, gli intoccabili, le mummie sterilizzate della storia. E questa simpatia per l’uomo con i suoi difetti è la chiave del mio teatro".
Franca è senz’altro la più affascinante tra le scritturate. Dario ne è fortemente attratto ma nello stesso tempo si è convinto che non gli sia possibile entrare in lizza con quell’agguerrito stuolo di corteggiatori che le ronzano intorno. Decide quindi di adottare una tecnica di corteggiamento del tutto anomala: la ignora completamente. Dopo qualche settimana, durante il periodo di prove dello spettacolo lei, piccata, lo blocca dietro le quinte dell’allora teatro Colosseo, e gli stampa un gran bacio sulla bocca. È facilmente immaginabile il completo stordimento di Dario causato da quel gesto in contropiede, o contro-labbra! Da quel momento i due non si staccheranno mai uno dall’altra.

Da un’intervista a Dario Fo tratta da Fabulazzo Osceno:
"Franca Rame, la ragazza bellissima, esuberante, corteggiata e dalla pelle di luna che m’ha aspettato dietro le quinte di un teatro, m’ha attirato a sé, e m’ha baciato. Non era che non mi fossi accorto di lei: era impossibile. Franca era di una tale bellezza, che tutti ne erano pazzi. Per giunta, aveva un fidanzato, ed era continuamente inseguita da nugoli di uomini disposti a qualsiasi sciocchezza per lei. Io non volevo neppure mettermi in lizza. Mi dicevo: con tutti quei mosconi, neanche mi vede. Lavoravo come un matto, non volevo pensare a lei. Anzi, se ci pensavo, mi dicevo: alt pericolo fuggire via non girarsi neanche indietro per non diventare di sale! È stata lei ad acchiapparmi. Quel bacio mi ha tramortito. Se ci penso, non mi sono ripreso neanche adesso che sono passati più di trent’anni. Ci siamo sposati, per giunta, in chiesa. A Sant’Ambrogio, con tanto di canti gregoriani e cerimonia solenne, commovente e toccante. Prima di sposarmi, mi aveva anche lasciato un paio di volte. Una volta, sembrava per sempre. Era diventata celebre, la chiamavano la Hayworth italiana, Antonioni la voleva in Cronache di poveri amanti, l’avevano scritturata come soubrettona in un varietà pieno di piume. E lei mi ha lasciato. E io ho pianto. E ho dovuto aspettare che ci ritrovassimo di nuovo insieme ne Il dito nell’occhio per riconquistarla". (...)

(Continua)
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Jacopo Fo spiega lo straordinario esercizio del braccio che si alza da solo per effetto della nostra muscolatura involontaria.
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Benessere, lo ammetto: io sono stupido!
La settimana scorsa ho raccontato che per curarmi l’ulcera per un mese ho passato ogni giorno 5 minuti appeso a testa in giù alla trave del soffitto, tramite un paio di ganci da caviglia, attaccati a una sbarra di legno. Tecnicamente tentavo di far raggiungere alla parte ulcerata del mio stomaco un bicchiere di acqua mista a particelle di argilla in sospensione. Solo che avevo un’idea confusa dell’anatomia e il sistema non ha dato nessun esito positivo, se non l’allungamento benefico che (alcuni sostengono senza portare prove scientifiche) si trae a stare appesi a testa in giù. (Forse). Ma comunque per un certo periodo della mia vita ho trovato questa pratica piacevole. Poi mi si sono svitate le rotule. (...)
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Notizie dal Nuovo Comitato Nobel per i disabili
Oggi 12 marzo alla libreria "Che storia" di Caserta ci sarà una lettura teatralizzata per bambini tenuta da Michele Tarallo, papà di Chiara. Se siete da quelle parti alle 16.30 il primo spettacolo, alle 18 il secondo!
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11/13 marzo
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HAPPENING ARTISTICO E LABORATORIO CREATIVO con Eleonora Albanese e Armando Tondo
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L’ALVEARE CHE DICE SI!, per diventare protagonisti della rivoluzione del food
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15/17 aprile
VOCE CREATIVA, per scoprire, potenziare, migliorare, imparare ad amare la propria voce.
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Aut. Trib. di Perugia n° 634
del 21/06/1982
Direttore responsabile:
Severino Cesari
Direttore: Jacopo Fo
Anno XI
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