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Cacao - il quotidiano delle buone notizie comiche
nr. 54/2016
martedì 8 marzo
DI SIMONE CANOVA, JACOPO FO, GABRIELLA CANOVA E MARIA CRISTINA DALBOSCO
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Ieri sera in una trasmissione televisiva che non ricordo qualcuno ha detto che il voto alle donne in Italia è stato concesso settanta anni fa.
Settanta anni fa?!? Solo?
E allora ho fatto una piccola ricerca, quando è nata esattamente la Festa Internazionale della donna? Dopo la Seconda Guerra Mondiale si è fatto per molto tempo risalire la scelta dell'8 marzo ad una tragedia accaduta nel 1908, che avrebbe avuto come protagoniste le operaie dell'industria tessile Cotton di New York, rimaste uccise da un incendio. In realtà questo fatto pare non sia mai accaduto, e probabilmente è stato confuso con l'incendio di un’altra fabbrica tessile della città, avvenuto nel 1911, dove morirono 146 persone, tra le quali molte donne.
I fatti che hanno realmente portato all'istituzione di questa festa sono di diverso tipo, più legati alla rivendicazione dei diritti delle donne, tra i quali il diritto di voto.
Negli anni successivi, fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, sono state organizzate molte altre giornate dedicate ai diritti delle donne. A San Pietroburgo, l'8 marzo 1917, le donne hanno manifestato per chiedere la fine della guerra. In seguito, durante la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, che si è svolta a Mosca il 14 giugno 1921, è stato stabilito che l'8 marzo fosse la Giornata internazionale dell'operaia.
In Italia la prima giornata dedicata alla donna si è svolta nel 1922, il 12 marzo.
Nel 1922, neanche un secolo fa.

Nel 1929, il 18 luglio, nasceva a Parabiago Franca Rame. E ci piace dedicare a lei questo numero di Cacao.
Il brano che leggerete qui sotto è tratto dal libro “La scatola delle meraviglie” edito dalla Rueballu Edizioni e dedicato ai giovani, quelli che hanno avuto la sfortuna di non vivere in un mondo dove lei esiste.
La foto
Nella scatola poi ci sono delle foto, non molte, una ritrae la famiglia al completo: Dario, il figlio Jacopo, Eleonora, la moglie di Jacopo, le nipoti Jaele e Mattea, e Matilde, figlia di Mattea. Franca era una bisnonna orgogliosa e dolce.
Ce n’è un’altra, di foto, è del 1987, ritrae Franca e Adriano Celentano durante una trasmissione del sabato sera che si chiamava Fantastico.
Franca è vestita di nero, esile e alta ha il viso serio, sta per sganciare una bomba, ne è consapevole.
Durante quella trasmissione Franca reciterà un brano dal suo spettacolo “Tutta casa, letto e chiesa”, una serie di monologhi al femminile, alcuni esilaranti, altri drammatici. Tra questi uno, sconvolgente, dove con solo una sedia a fare da scenografia racconta la storia di una violenza sessuale. E la racconta come se la stesse vivendo in quel momento e in prima persona. Dura dieci minuti, il monologo di Franca, ma sembrano dieci ore. Come sempre in questi casi alla fine il silenzio della platea è totale, poi scoppia un fragoroso applauso. Accade sempre così anche a teatro... un momento di silenzio e poi l’esplosione, come se ci volessero quegli attimi per digerire il dolore che viene rappresentato.
E’ la prima volta che in televisione si parla in modo così crudo e così violento di questo dramma che colpisce migliaia di donne ancora oggi e che in rapporto con il numero dei casi viene ancora troppo raramente denunciato.
Franca per anni ha raccontato che questa storia l’aveva scritta dopo aver sentito il racconto di una ragazza vittima di stupro. Ma in occasione di quella apparizione televisiva la verità viene a galla. Il monologo riguarda proprio lei, Franca, rapita, torturata e violentata nel 1973 da un gruppo di fascisti.
Il giorno dopo su tutti i giornali scoppia il finimondo.
La rappresentazione del monologo scatena una ridda di polemiche, molti contestano l’andata in onda in una trasmissione per “famiglie” di un brano così crudo. Ma alle polemiche perbenistiche e ipocrite si contrappongono migliaia di attestati di stima, affetto e solidarietà degli spettatori, attestati che continuano ancora oggi ogni volta che questo testo viene rappresentato in tutto il mondo.
Nessuno fu punito per la violenza e le torture a Franca: quando si scoprirono i colpevoli il reato era ormai caduto in prescrizione.”

Aggiungo solo un ricordo a questo racconto.
Prima di trasferirmi in Umbria, nel 1992, andai a vedere Franca a teatro e il monologo de Lo Stupro chiudeva lo spettacolo. La raggiunsi in camerino ed era stravolta. Con la solita generosità mi disse: “Siediti qui intanto che mi strucco” e rimasi con lei mentre si riprendeva da quella enorme fatica, avevo un groppo in gola e mi era difficile parlare. “Com’è andata?” mi chiese. “Benissimo” risposi, lo chiedeva a me? Era venuto giù il teatro dagli applausi, ma per Franca non era un vezzo, una ricerca di complimenti, le interessava davvero sentire i commenti degli spettatori. Pochi minuti aprì la porta del camerino per far entrare amici e ammiratori. Entrò una ragazza giovanissima, gli occhi pieni di lacrime, disse: “Grazie” a Franca e Franca rispose “Grazie a te, per le tue lacrime”.
La violenza alle donne non accenna a diminuire, ogni giorno leggiamo di omicidi commessi da mariti, fidanzati. Ancora oggi per una donna dire “no” è pericoloso, ancora oggi una donna è considerata proprietà del maschio di turno. Ancora oggi abbiamo un distorto senso dell’amore.
Ancora oggi troppe donne sopportano in silenzio la violenza domestica arrivando addirittura a giustificarla.
Franca Rame ha avuto il coraggio di parlare del suo dolore, di denunciarlo davanti a migliaia di spettatori, ogni sera rivivendo quella tragedia.
E allora oggi ricordiamo Franca e tutte le donne. Auguri!

Gabriella
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