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Cacao - il quotidiano delle buone notizie comiche
nr. 52/2016
sabato 5 marzo
DI SIMONE CANOVA, JACOPO FO, GABRIELLA CANOVA E MARIA CRISTINA DALBOSCO
Carissimi,
dedichiamo il mese di marzo a Dario Fo, che il 24 compirà 90 anni. Vi racconteremo la sua storia, prendendola dallo straordinario Archivio che Franca Rame ha costruito con grande maestria in tanti anni.
Buona lettura.
DARIO FO
24 marzo 1926


Dario nasce a San Giano, un paesino presso il Lago Maggiore in provincia di Varese.
“Tutto dipende da dove sei nato, diceva un grande saggio.” Racconta Dario ne “Il paese dei Mezaràt”) “E, per quanto mi riguarda, forse il saggio ci ha proprio azzeccato. Tanto per cominciare, devo dire grazie a mia madre, che ha scelto di partorirmi a San Giano, quasi a ridosso del Lago Maggiore. Strana metamorfosi di un nome: Giano bifronte, antico dio romano, che si trasforma in un santo cristiano, per di più presunto protettore dei fabulatore-comicos. In verità non fu mia madre a scegliere, ma le Ferrovie dello Stato, che decisero di spedire mio padre a prestare servizio in quella stazione. Sì, mio padre era un capostazione, seppure avventizio. (…) Io venni al mondo fra un omnibus e un “merci”, in quella fermata sussidiaria a quattro passi dal Lago (ANTELACUS, è scritto su un reperto romano). Erano le sette del mattino quando mi decisi a far capolino fra le gambe di mia madre. La donna che fungeva da levatrice mi tirò fuori e mi sollevò come fossi un pollo per i piedi. Poi velocissima, mi assestò una gran pacca sulle natiche… urlai come un segnale d’allarme. In quell’istante transitava l’omnibus delle sei e mezzo… che arrivava naturalmente in ritardo. Mia madre ha sempre giurato che il mio primo vagito aveva superato di gran lunga il fischio della locomotiva.”
Completano i suoi dati anagrafici il padre Felice, di fede socialista, capostazione e attore in una compagnia amatoriale, la madre Pina Rota, donna di grande fantasia e talento (negli anni '70 pubblicherà un libro biografico di grande successo sul mondo contadino dove era cresciuta: "Il paese delle rane" edito da Einaudi), il fratello Fulvio e la sorella Bianca, oltre a un nonno materno agricoltore in Lomellina, presso il quale il piccolo Dario andrà a trascorrere i primi periodi di vacanza e dal quale apprende, seduto sul grande carro al suo fianco, i rudimenti del ritmo narrativo “Il nonno girava per i borghi vendendo verdura prodotta in proprio con un grande carro trainato da un cavallo e, per attirare i clienti, raccontava favole grottesche nelle quali inseriva la cronaca dei fatti avvenuti nel paese e nelle zone limitrofe. Questa attività di giornale satirico parlato gli era valso il soprannome di ‘Bristìn’ (seme di peperone)”.

L'infanzia di Fo si svolge fra i traslochi di paese in paese, al seguito dei trasferimenti che la Direzione delle Ferrovie impone al padre.
Luoghi diversi, ma un medesimo ambiente culturale, dove il ragazzo cresce alla scuola della narratività non ufficiale, ascoltando i maestri soffiatori di vetro e pescatori del lago, che nelle osterie, nel porto e nelle piazze del paese raccontavano favole paradossali e grottesche, della tradizione orale dei "fabulatori", nelle quali già affiorava una pungente satira politica.

Nel 1940 va a Milano (pendolare da Luino) per studiare all'Accademia di Brera. In seguito (dopo la guerra) si iscrive ad Architettura al Politecnico.
Durante la guerra, Dario, richiamato sotto le armi nella Repubblica di Salò, riesce a fuggire e trascorre gli ultimi mesi prima della liberazione nascosto in un sottotetto.
I genitori partecipano alla Resistenza, il padre, responsabile del CLN della zona, organizza il passaggio clandestino in Svizzera di ricercati ebrei e prigionieri inglesi fuggiti; la madre cura i partigiani e i gappisti feriti.
“Quando penso a quel periodo fra il ’44 e il 45 mi sembra incredibile di aver vissuto tante storie, tutte ammucchiate in così breve tempo. Situazioni grottesche, tragiche, spesso vissute come dentro un incubo. Ancora oggi nel sonno mi capita di ritrovarmi a ripetere a tormentone lo sconquasso dei bombardamenti. Mi riappaiono le tradotte con i carri-merce dentro i quali mi sono richiuso, le fughe, le diserzioni, la polizia che mi viene a ricercare al paese… e ogni volta vivo l’angoscia di venir catturato e sbattuto in galera. (…) I quaranta giorni di scuola trascorrono a una velocità incredibile. Aspettiamo con ansia e trepidazione il giorno del lancio, ma all’improvviso il capitano ci avverte che al campo d’aviazione di Vengono non ci sono più aerei disponibili (…) ci restano pochi gironi e poi verremo spediti chissà dove, forse al fronte, forse costretti a partecipare al rastrellamento dalle parti di Cirié, in Piemonte. La sera stessa con Marco decidiamo che è tempo di sloggiare immediatamente. Approfittiamo della libera uscita, corriamo alla stazione ferroviaria e montiamo sull’ultimo treno che raggiunge il lago e lo costeggia. Mi sono fabbricato altri due permessi falsi. Arrivati a Laveno ci salutiamo… io scendo a Porto. A casa trovo tutta la famiglia; espongo subito la mia situazione: sono di nuovo disertore, ma stavolta rischio di più. Mio padre ha un amico che abita a Caldé, un collega con il quale ha organizzato la fuga di molti perseguitati; è già d’accordo con lui: il ferroviere mi ospiterà nel sottotetto di una vecchia casa semi abbandonata di sua proprietà. E’ un mezzo rudere infroppato quasi completamente dentro un bosco nell’entrovalle. Per raggiungere il solaio c’è solo una scala a pioli; una volta lassù la dovrò ritirare e nasconderla nel sottotetto. Nessuno, nemmeno mia madre, sa di quel nascondiglio. (…) Trascorsi più di un mese là dentro, senza mai uscire. (…)
Credo fosse un martedì, c’era un sole davvero splendente, in tutta la valle le piante a perdita d’occhio erano fiorite. Sento dei botti lontani, una dietro l’altra cominciano a suonare le campane di tutti i campanili intorno. Il vento è a mio vantaggio, mi arrivano gli sbattoni di campana fin da oltre il lago. Mi infilo nel lucernario e salgo in piedi sul tetto, da cui scorgo la piazza di Caldé: c’è una banda che spernacchia a perdifiato e ragazzi, donne e bambini che corrono di qua e di là. Sento urla festose di gente che sale verso il rudere, riconosco subito Alba con le sue amiche, il ferroviere e altri abitanti della valle. ‘E’ finita!’ ripetono a gran voce. ‘La guerra è finita’”. (…)

(Continua)

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25-28 marzo: PASQUA AD ALCATRAZ con YOGA DEMENZIALE e LABORATORIO CREATIVO. Con Jacopo Fo e tutta la band di Alcatraz!
Tre giorni di vacanza dedicata al benessere, al relax, al divertimento e al buon cibo. Lezioni di Tai Chi per iniziare la giornata, passeggiate, laboratori di pittura, lezioni di Yoga Demenziale, musica e danze e giochi.
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11/13 marzo
INCONTRO SUL PROGETTO DELL'ECOVILLAGGIO SOLARE DI ALCATRAZ
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18/20 marzo
CORSO DI TAI CHI SHIATSU STRUMENTI DEL BENESSERE con Angelo Airaghi
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18/20 marzo
CORSO DI CUCINA con Angela Labellarte - La nostra cucina ha commosso fino ad oggi migliaia di persone.
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18/20 marzo
LABORATORIO DEL BOSCO con Antonella Zanotti - A chi ama sperimentare i sentieri della ricerca per cogliere e valorizzare le risorse disponibili dentro e fuori di sé
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25/28 marzo
PASQUA AD ALCATRAZ con YOGA DEMENZIALE e LABORATORIO CREATIVO
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1/3 aprile
WORKSHOP DI "CONSAPEVOLEZZA ATTRAVERSO LA VOCE ED IL MOVIMENTO"
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1/3 aprile
HAPPENING ARTISTICO E LABORATORIO CREATIVO con Eleonora Albanese e Armando Tondo
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2/3 aprile
L’ALVEARE CHE DICE SI!, per diventare protagonisti della rivoluzione del food
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11/15 aprile
STAGE “L’ESSENZA DEL CLOWN” Condotto da Lorenzo “Nanouk” Testardi
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15/17 aprile
VOCE CREATIVA, per scoprire, potenziare, migliorare, imparare ad amare la propria voce.
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15/17 aprile
WORKSHOP "IL SETTIMO SENSO: IO SONO" Condotto da Lorenzo “Nanouk” Testardi
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22/24 aprile
LABORATORIO DEL BOSCO con Antonella Zanotti - A chi ama sperimentare i sentieri della ricerca per cogliere e valorizzare le risorse disponibili dentro e fuori di sé
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22/24 aprile
CORSO DI TAI CHI SHIATSU E STRUMENTI DEL BENESSERE con Angelo Airaghi
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22/25 aprile
CORSO DI YOGA DEMENZIALE con Jacopo Fo e i suoi collaboratori
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Aut. Trib. di Perugia n° 634
del 21/06/1982
Direttore responsabile:
Severino Cesari
Direttore: Jacopo Fo
Anno XI
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