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Cacao - il quotidiano delle buone notizie comiche
nr. 256/2015
sabato 5 dicembre
DI SIMONE CANOVA, JACOPO FO, GABRIELLA CANOVA E MARIA CRISTINA DALBOSCO
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 Lo Zen e l’arte di scopare
Lo Zen e l’arte di scopare
E’ tornato!!!
Ha una veste nuova e non solo quella, anche dentro è stato rivisto, corretto, ampliato... ma rimane sempre lui, il nostro caro, carissimo, Lo Zen e l’arte di scopare long-seller di Jacopo Fo.
La prima edizione risale al 1992, eravamo giovani ed entusiasti. A distanza di 23 anni il libro è ancora giovanissimo e noi... pure!
Grazie alla Gallucci Editore è riedito il libro che ha ispirato lo spettacolo di Franca Rame Sesso? Sì grazie, tanto per gradire (acquistabile qui) e che negli anni ha divertito migliaia di persone.
Insomma, si è capito che siamo contentissimi di questa nuova edizione?
Credo di sì e non indulgiamo oltre, ecco a voi le prime pagine del nuovo Lo Zen e l’arte di scopare, acquistabile qui
Capitolo primo
L’AMORE AI TEMPI DEI GORILLA

L’amore è una cosa meravigliosa. A volte, però, non è facile.
Qualche milione di anni fa le cose erano meno complicate. Gli umani conoscevano soltanto la legge dell’istinto. Le donne, quando “andavano in calore”, giocavano a farsi inseguire per giorni dai maschi, che spesso lottavano fra loro. La femmina si concedeva soltanto alla fine, quando era feconda; si accoppiava in un primo momento col maschio che era riuscito a raggiungerla, inseguendola senza tregua e battendo gli altri pretendenti. Il campione la montava finché aveva forza e, quando crollava il primo, la femmina continuava il gioco con i corteggiatori più debolucci. La femmina era disponibile durante tutto il periodo fecondo, che durava qualche giorno.
Così la natura rendeva sicura la gravidanza e garantiva al più forte maggiori probabilità di avere una discendenza. Contemporaneamente il calore evitava che si sprecassero energie in amplessi nei momenti non fertili.
La selezione degli amanti, attraverso la competizione del corteggiamento, sanciva anche il formarsi di coppie, infatti il maschio scelto per primo manteneva un rapporto preferenziale con quella femmina e con i figli di lei.
Dico figli di lei perché la natura, per essere sicura che la femmina restasse incinta aveva disposto, come si è detto, che dopo i primi accoppiamenti lei si concedesse anche agli altri maschi del branco. E visto che tutte le femmine andavano in calore grossomodo nello stesso periodo, questo non dispiaceva al “marito” che subito andava a cercare altrove il suo piacere. La “gelosia” infatti riguardava soltanto il diritto a essere primi. Per questo privilegio i maschi si battevano, ma quando erano altrove non se ne preoccupavano per nulla.
Ancora oggi le donne che studiano o lavorano assieme tendono a sincronizzare il periodo mestruale e quindi i giorni fertili. Questa sincronizzazione era molto importante per mantenere la ricchezza genetica. Se le femmine fossero andate in calore in momenti diversi, i maschi più forti avrebbero potuto diventare padri di tutti i nascituri e rapidamente le linee genetiche dei maschi più deboli si sarebbero estinte. Ma nel momento in cui tutte le donne erano fertili, i maschi più forti non avevano la possibilità di accoppiarsi con tutte… In questo modo si salvaguardava la discendenza dei meno adattati; aspetto questo essenziale perché spesso sono gli elementi più deboli a essere portatori di novità evolutive, la loro diversità può trasformarsi in un vantaggio permettendo loro di adattarsi meglio a nuove condizioni.
Questo modo di amarsi fu l’unico conosciuto per milioni di anni, ed è lo stesso ancora praticato dalla maggioranza degli animali a sangue caldo.
Quando cambiarono le cose? Nessuno può dirlo esattamente. Certamente fu importante l’acquisizione della capacità di far l’amore non solo durante i giorni del calore.
Il sesso così divenne non solo il modo per dare continuità alla specie umana, ma anche un elemento che favorì l’unità del branco.
Quando andavo a scuola la mia professoressa cercò di convincermi che ero un illuso a sognare un mondo senza guerre: «I nostri più vicini parenti che hanno il Dna quasi identico al nostro, sono gli scimpanzè. Quando un gruppo di scimpanzè ne incontra un altro sotto un albero di banane combattono usando perfino pietre e bastoni e secondo alcuni ricercatori arrivano ad atti di cannibalismo… La guerra è radicata nel nostro istinto!»
Per fortuna la mia professoressa si sbagliava. Infatti gli scimmioni più simili a noi geneticamente non sono gli scimpanzè ma i bonobo, animali molto più intelligenti. Quando un gruppo di bonobo ne incontra un altro sotto un albero da frutto, per prima cosa fanno sesso tutti assieme, maschi e maschi, femmine e femmine, maschi e femmine. Poi si imboccano reciprocamente, felici.
Sono scimmie particolarmente evolute proprio perché, a differenza degli altri primati, possono far l’amore al di fuori del periodo del calore delle femmine. Per loro il sesso è uno strumento sociale per incentivare la cooperazione. Ovviamente il fatto che i nostri più vicini parenti siano pacifici assatanati erotici bisessuali non te lo insegnano a scuola… Sai che scandalo dire ai giovani che l’omosessualità non è una malattia ma un comportamento naturale?
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Aut. Trib. di Perugia n° 634
del 21/06/1982
Direttore responsabile:
Severino Cesari
Direttore: Jacopo Fo
Anno XI
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