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Cacao - il quotidiano delle buone notizie comiche
nr. 239/2017
sabato 2 dicembre
DI SIMONE CANOVA, JACOPO FO, GABRIELLA CANOVA E MARIA CRISTINA DALBOSCO
I libri di Dario e Franca
Tutti i libri di Dario Fo e Franca Rame, i romanzi, le commedie, i libri d'arte.
 Tutta Casa Letto e Chiesa
Tutta Casa Letto e Chiesa
Il 25 ottobre è stata la giornata internazionale contro la violenza sulle donne e lunedì scorso Rai 5 ha ricominciato a trasmettere le puntate di Dario Fo e Franca Rame – La nostra storia proprio nella puntata in cui si parla della violenza subita da Franca ad opera di un commando di fascisti.
Una brutta storia che ha segnato profondamente Franca e che lei ha voluto raccontare al suo pubblico che è sempre stato la sua più importante forma di terapia.
Nella puntata che andrà in onda il prossimo, lunedì 4 dicembre, si continua a parlare di quel monologo e anche di altro: l’intera puntata è dedicata a Franca e si raccontano gli spettacoli Tutta Casa, Letto e Chiesa e Parliamo di donne che potete acquistare integrali qui.

E di Tutta Casa Letto e Chiesa vi riproponiamo il prologo
Buona Lettura!

PROLOGO di Franca Rame
Tutta casa, letto e chiesa è uno spettacolo sulla condizione femminile, in particolare sulle servitù sessuali della donna.
Ho debuttato a Milano, alla Palazzina Liberty, nel 1977, in appoggio alle lotte del movimento femminista, poi l’ho portato in quasi tutta Italia, organizzato dai gruppi femministi, e il ricavato di molte serate è stato devoluto a favore del movimento per varie esigenze: fabbriche in occupazione, rifacimento del tetto, della Casa della donna di via del Governo Vecchio a Roma, nascita di consultori, ecc. Siamo stati anche all’estero: Europa (a Francoforte, ad esempio, lo spettacolo è stato rappresentato per raccogliere fondi per la difesa di italiani detenuti in Germania), Sud e Nord America. Quante repliche ho fatto? Più di tremila. Questo testo è stato ed è tuttora allestito in oltre 30 Nazioni sia in teatri che all’università: la condizione della donna purtroppo, è simile ovunque.
Il protagonista assoluto di questo spettacolo sulla donna è l’uomo. Meglio, il suo sesso! Non è presente in «carne e ossa», ma è sempre qui, tra noi, grande, enorme, che incombe… e ci schiaccia!
Noi donne sono anni che ci battiamo per la nostra liberazione, chiediamo parità di diritti con l’uomo, parità sociali.
E quando mai!
Tutti sanno che, non appena una fabbrica si trova in difficoltà, le prime a essere licenziate siamo noi donne. Chiediamo parità sociale e parità di sesso. Abbiamo fatto anche qualche passo avanti, nel sociale, ma sulla «parità di sesso» non ci siamo. Non arriveremo mai a eguagliare l’uomo in questo campo. È del tutto utopistico sperarlo… anche per un fatto anatomico. Rassegniamoci! Troppi tabù!... ce li portiamo dietro fin dalla nascita… e anche da prima: inibizioni nel comportamento, nel linguaggio… io ad esempio, che sono abbastanza disinibita, qui in pubblico… davanti a tutti voi, ecco, non riesco a nominare, con nome e cognome, il… coso… lì… l’organo del maschio. Non riesco… veramente!
Forse solo dentro a un’imprecazione, un’esclamazione, riuscirei… tipo: «Maledetta questa mia inibizione del cazzo!» Ecco, solo così mi viene bene.
Io credo però che, col tempo, il problema del linguaggio potremmo anche superarlo… parlo delle donne della mia generazione, perché le nuove generazioni ci sono riuscite, e molto bene direi. Anche se certe volte questo linguaggio pesante è solo una risposta al becero conformismo dei genitori, della società. Credono, crediamo, così, di essere emancipate, autonome, all’avanguardia! Non ci rendiamo conto che ancora una volta siamo sottomesse alla cultura del c… (s’interrompe imbarazzata) del sesso del maschio!
Badate bene che questo intercalare, che fa ormai parte del nostro linguaggio quotidiano, è l’atto di maggior presunzione e autogratificazione maschile che si conosca. Una volta infatti, davanti a un fatto eclatante, a qualcosa che ci meravigliava, che ci emozionava, esclamavamo «Oh, mio dio!» Oggi, davanti alla stessa emozione, si grida: «Oh, cazzo!» Lui al posto di Dio! Inaudito, terrificante! E nessuno se n’è accorto! Un tempo lontano Lucifero tentò di spodestare il padreterno e non ce l’ha fatta. Il maschio, sì! E nel regno celeste ci ha piazzato il meglio di sé, il suo «coso»! E non vi capiterà mai di sentire esclamazioni esaltanti con di mezzo l’organo femminile… sì, per la strada, di primavera… Anzi, se uno deve dire che tutto gli va storto, dice: «Ci ho una sfiga oggi!» E se è proprio indispensabile nominare il nostro sesso… in pubblico, ad esempio durante i processi di stupro, si usa il latino, una lingua morta: «Cunnus cunni», irregolare, della seconda. Gli uomini, al contrario, fin dall’epoca classica hanno sempre dato al loro organo termini tronfi, epici, aulici, magniloquenti: IL PREPUZIO! IL GLANDE! IL FALLO! Ci starebbero a meraviglia in una tragedia di Euripide. Ho provato a buttar giù qualche cosa:
Venne altissimo Ermione
Di fronte a lui, armato,
l’elmo levato in fronte
PREPUZIO invitto,
il fratello suo GLANDE
splendido, montava lo scalpitante SCROTO
issando tra le insegne il PENE
l’eroico slancio!
Bello, no?
Ma, al contrario, provate a comporre un poema classico ficcandoci nei versi termini riguardanti parti anatomiche del sesso femminile:
Briseide, dolcissima si fece innanzi
E con lei, amata dal Pelide,
infuriata clitoride…
No, non funziona. Ci hanno appioppato dei termini orribili.
Vulva! Che poesia puoi creare con «vulva»!... che una sera una signora mi ha gridato: «Io non ho la vulva, ho la Volvo!» E utero?: pare il nome dell’orco! «Fai il bravo bambino, mangia tutta la pappa altrimenti ti chiamo l’utero!»
Vagina! Sulla vagina ci si può solo scivolare sopra: «Mi sono rotto una gamba scivolando su una buccia di vagina!»
E ovaie: un termine casareccio… da gallinaceo: «Ho fatto una torta con trenta ovaie!»
Poi c’è quel termine… quando una donna è in quella certa età… lo confida solo alla sua migliore amica… se nell’arco di 80 km non c’è nessuno e fa (guarda a sinistra e a destra poi sussurra): «Sono in menopausa», e poi… (si sventola agitando esageratamente le mani a indicare l’arrivo di una «caldana»).
L’uomo, stessa condizione: «climaterio».
Sono stato a Nervi, c’era un climaterio!
Con questi termini si può al massimo costruire un racconto dell’orrore.
I pipistrelli volavano all’imbrunire
VAGINE gracchiavano nello stagno
Era il momento che depositavano le OVAIE
Un UTERO tremendo si levò nella notte
Gli SPERMATOZOI moriron tutti di spavento!
No, non andiamo bene per i poemi.

“Tutta Casa, Letto e Chiesa” e “Parliamo di donne” possono essere acquistati su CommercioEtico
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