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Cacao - il quotidiano delle buone notizie comiche
nr. 228/2017
sabato 18 novembre
DI SIMONE CANOVA, JACOPO FO, GABRIELLA CANOVA E MARIA CRISTINA DALBOSCO
Tutti i libri di Dario Fo e Franca Rame, i romanzi, le commedie, i libri d'arte.
 Il Barbarossa e la beffa di Alessandria
Il Barbarossa e la beffa di Alessandria
Carissimi,
questa settimana Vi presentiamo un nuovo libro di Dario Fo: Il Barbarossa e la beffa di Alessandria.
Negli ultimi anni Dario lavorava a ritmo continuo e oltre alle opere già pubblicate ne aveva in cantiere altre, praticamente già terminate che aspettavano solo i tempi editoriali per essere pubblicate.
Questa di cui oggi raccontiamo è una di quelle.
Jacopo racconta spesso che per farlo addormentare da bambino il papà gli raccontava aneddoti storici e questo in particolare gli fu narrato una sera mentre stava seduto sul bordo della vasca da bagno e guardava Dario che si faceva la barba prima di andare a teatro per lo spettacolo.
Una storia affascinante che ha permesso grandi sogni quella notte al piccolo Jacopo: la grande storia della sconfitta del Barbarossa ad opera degli Alessandrini, prima ancora della famosa Battaglia di Legnano.
Ve ne anticipiamo una parte e se volete potete trovare il libro qui. Ve lo mandiamo a casa senza spese di spedizione.
Buona lettura!

Laudata historia italicae gentes
«Per giungere a scoprire i segreti dell’universo prima
mi servo del fantastico.
Creo, spesso con azzardo, fatti e moti del tutto immaginari.
Poi ricerco, servendomi di inchieste inoppugnabili, per verificare se quello che ho inventato è proprio la verità.»
Galileo Galilei


Stiamo vivendo in un tempo brutalmente chiamato della disinformazione. Si lamenta spesso il disinteresse di gran parte dei nostri ragazzi, specie quelli delle ultime generazioni, per la cultura e in particolare per la storia recente e antica del nostro Paese. Antonio Gramsci, nel carcere di Turi di Puglia dove i fascisti lo avevano rinchiuso, scriveva: «Se non sappiamo da dove veniamo, è impossibile capire dove vogliamo andare». Dobbiamo ammettere che a questo vuoto di conoscenza i nostri ragazzi sono stati costretti.
Nelle scuole il racconto della storia è imposto dall’alto, senza coinvolgimento civile e culturale. Inoltre i fatti, per antica consuetudine, vengono spesso corrotti e mistificati e, soprattutto quando si tratti di eventi determinanti del nostro passato, censurati e sostituiti con fandonie.
La rilettura che proponiamo intende offrire ai giovani la possibilità di conoscere fatti e vicende della storia dei nostri padri così come sono veramente accaduti. Eventi non di rado sconvolgenti, di cui essi non conoscono quasi nulla giacché sono stati scientemente truccati.
L’episodio che raccontiamo in questo libro, legato alla nascita dei Comuni, alle guerre contro il Barbarossa e alla città di Alessandria, è a questo proposito esemplare. Si svolge infatti in un’epoca, il Medioevo, ancora ritenuto un periodo oscuro, nonostante gli studi, le ricerche e le scoperte del secondo Novecento ne abbiamo rivoluzionato la concezione, mostrando al contrario che la civiltà
medievale può essere paragonata a quella espressa dalle comunità dei Greci antichi inventori delle polis. Tuttavia nomi, termini ed espressioni come, ad esempio, movimento dei Patarini, Umiliati, Motta, Brolo, moto ereticale, nei nostri testi scolastici continuano a rimanere parole vaghe.
Gli stranieri, con una certa ironia, ci vedono come una popolazione di superficiali inattendibili e incapaci di realizzare una società degna di rispetto. La ragione di questo basso giudizio non è dovuta solo al nostro comportamento individuale, ma alla mancanza di una morale politico-civile dei nostri educatori e governanti. E pensare che noi Italici abbiamo dato prova al mondo intero di aver saputo guadagnare la testa delle grandi innovazioni del vivere sociale e dell’amministrazione della giustizia.
Stiamo pensando, appunto, ai Comuni, un fenomeno che ha origine a partire dall’anno Mille nel Centro Nord della nostra terra e che in breve tempo raggiunge valori e significati di civiltà collettiva ai quali si sono ispirati molti altri popoli seguendo il nostro esempio.
Per essere precisi, i primi centri che hanno saputo imporre la propria autonomia sia all’imperatore che al clero egemone sono le Repubbliche marinare, da Venezia ad Amalfi, da Genova a Pisa, così come in Germania le città della Lega Anseatica, che hanno vita nel XII secolo e alle quali si era legata anche Napoli.
Subito dopo ecco apparire fra i popoli innovatori Milano. Ed è proprio da qui, da Milano, che la nostra storia va a cominciare.
(…)
La città galleggiante, tra storici ufficiali e storici apocrifi
Dobbiamo ripartire un’altra volta dal Barbarossa, che dopo aver saccheggiato la città di Asti, circondata da mura di pietra, si mette in marcia per raggiungere Pavia, l’antica capitale dei Longobardi rimasta sempre fedele all’Impero.
Dopo mezza giornata di cammino, seguendo la Bormida, proprio nel punto in cui il fiume si innesta nel Tanaro, giunge con l’esercito davanti a una grande palude e si arresta sorpreso, non per la distesa d’acqua, ma per qualcosa che si erge nel mezzo: vede infatti spuntare nel centro di quell’acquitrino una strana costruzione di difesa dove le murate sono costituite da larghe palizzate.
L’impressione è quella di trovarsi di fronte a una struttura difensiva da mentecatti.
«E questa cos’è?»
Un suo attendente risponde pronto: «Alessandria, così battezzata in onore di papa Alessandro, tuo acerrimo nemico.»
Il Barbarossa commenta: «Distruggetela!»

E Dario ci racconta che la distruzione di Alessandria non fu poi così semplice…

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