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Cacao - il quotidiano delle buone notizie comiche
nr. 22/2015
sabato 31 gennaio
DI SIMONE CANOVA, JACOPO FO, GABRIELLA CANOVA E MARIA CRISTINA DALBOSCO
Ciulla, il grande malfattore
Carissimi,
abbiamo aggiunto nel catalogo di Commercioetico.it una perla letteraria: "Ciulla, il grande malfattore", scritto a quattro mani da Dario Fo e Piero Sciotto.
Recita la quarta di copertina: "Questo è il romanzo vero di Paolo Ciulla, pittore, illustratore, anarchico e omosessuale, il più grande falsario della storia d'Italia. Che raggiunse la fama che aveva sempre sognato, per una via che non avrebbe mai previsto."
Il libro è acquistabile online cliccando qui
Di seguito pubblichiamo la prefazione, buona lettura!
Tutta brava, tutta brava gente era la canzone-tormentone della commedia Settimo ruba un po' meno, un elenco ritmato di personaggi del potere che mentono, parlano di moralità e, immancabilmente, finiscono sotto inchiesta urlando: "Sono sereno, dimostrerò la mia innocenza". Chiudeva così:
Ma tu, miracolato del ceto medio basso,
tu devi risparmiare, accetta 'sto salasso:
non devi mangiar carne, devi solo salvar la lira
e, mentre gli altri fregano, tu fai l'austerità!

Settimo ruba un po' meno
è del 1964. Cinquant'anni fa! Mezzo secolo fa!
Verrebbe da dire: "Sembra ieri". Veramente, sembra oggi.
Oggi come cinquant'anni fa. E un secolo fa?
Quelli di una volta hanno sempre rappresentato l'esempio cui ispirarsi. I modelli non mancano.
E non è vero che sono tutti uguali, come vuole la retorica qualunquista e populista di tutti i tempi. Ciascuno decida quali scegliere.
La commedia si apriva con la storia, inventata per scherzo, secondo cui il comune avrebbe fatto costruire un cadaverodotto per spedire le salme al cimitero, a quattordici chilometri di distanza, ad altissima velocità, con grande risparmio di costi, enorme incremento di efficienza. E di inevitabili mazzette.
Un cadaverodotto! L'immaginazione per concepire una simile idea trovava anche allora mille spunti nella realtà intorno.
Il cadaverodotto era un falso. La speculazione poteva essere vera. Il tutto, verosimile.

Ci siamo imbattuti nella figura di Paolo Ciulla, pittore, disegnatore, illustratore di talento, anarchico e omosessuale vissuto fra fine Ottocento e inizia Novecento.
Paolo Ciulla è stato il più grande falsario della storia d'Italia.

E subito ci siamo chiesti: "Sarà vero?" Parlando di un falsario, la domanda è d'obbligo, anche perché un vero falsario non si fa mai scoprire. Figuriamoci il più grande!
Non venne scoperto per un suo errore, o leggerezza. Una concatenazione casuale di avvenimenti e altro che non sveliamo portarono la polizia a scoprire nel 1922 la sua stamperia, di cui non si sapeva nulla e neanche si sospettava.
Anarchici e socialisti dell'epoca cantavano:
Leggi dannose e grame, di frode alti stromenti...
conferman poscia ancora che siam dei malfattori!
Canto dei Malfattori, 1891

Su moviamo alla battaglia vogliam vincere o morire
su marciam santa canaglia e inneggiamo all'avvenir
Inno della Canaglia, 1891

Noi siam la canaglia pezzente:
noi siamo chi suda e lavora
La canaglia pezzente, 1896

Siam malfattori rei d'aver bandito
il verbo della pace e dell'amor
Ed ora e sempre noi vile canaglia
sarem nei ranghi per la gran battaglia
Canto dei confinati di Ustica, 1922
Affermavano di essere canaglie e malfattori "per contrasto", per ribaltare la definizione a danno di chi gliela affibbiava, chi stava al potere e dettava legge. Paolo Ciulla, inequivocabilmente malfattore per le sua falsificazioni, è stato, invece, un gran benefattore. Vedremo se è vero e come.

Abbiamo cercato di saperne di più. Non sapevamo in che impresa ci saremo messi, cosa ci aspettasse nel cercare di conoscere gli anni in cui la sua vita si è svolta.
Il grande storico britannico Eric Hobsbawm ha definito l'Ottocento Il lungo XIX secolo, dalla Rivoluzione Francese del 1789 alla Prima guerra mondiale del 1914.
E il Novecento, Il secolo breve, che si chiude nel 1991 con il crollo dell'Unione Sovietica.
Ci siamo convinti che queste definizioni vadano bene per tutti i Paesi europei, tranne uno, e che il Professore avrebbe acconsentito a rivederle per rispetto dell'anomalia italiana.
Il nostro Novecento non è il Secolo breve ma il Lungo XX secolo, che inizia nel 1861 e dura fino ad oggi a distanza di centocinquanta anni. Perché? Perché nel bene e nel male l'Italia contemporanea affonda le sue radici negli anni successivi all'Unità e da lì le rafforza fino a far germogliare le varie Italie, compresa l'odierna.
Addentrandoci in quel mondo  ci siamo trovati come in una fiaba gotica, fatta di rovine, popolata di mostri, cavalieri vendicatori, vizi, virtù, elfi, eroi, nani e ballerine, brutture e riscatti.
Depretis, Crispi, Giolitti, la crisi economica del 1873-95, lo scandalo della Banca Romana, le guerre coloniali, l'emigrazione, le lotte operaie e contadine, i Fasci Siciliani, la mafia, Cavallotti, Colajanni, De Felice, Notarbartolo, le tasse sul macinato, il malgoverno, Bava Beccaris, la corruzione... sono solo alcuni dei riferimenti poco o nulla conosciuti dell'inizio di questo lungo XX secolo. Frammenti di un racconto grande e davvero fondante. Ignorarlo, relegarlo in un passato chiuso, non aiuta la comprensione.

Raccontando di questo libro ci sentivamo chiedere: "Ah, e lo scrivete a quattro mani?"
E subito appariva un gorilla, uno scimpanzé o qualsivoglia scimmia, unici soggetti in grado di scrivere un libro a quattro mani.
Non avremmo mai potuto. D'altro canto, anche quando si suona, per esempio, il pianoforte a quattro mani, ogni mano fa una cosa diversa, esattamente come quando lo si suona a due.
Superando tutti gli equivoci dei cosiddetti modi di dire, ci siamo naturalmente trovati a scriverlo semplicemente a due teste. Ciascuno avrebbe deciso in piena autonomia quante mani utilizzare, dettaglio del tutto irrilevante.
Le nostre teste, i nostri cuori, le nostre pance (per stare nel contemporaneità) ci hanno portato a reagire in modo diverso alle sollecitazioni offerte dalla vicenda Ciulla: uno è rimasto affascinato soprattutto dalla sua carica umana di benefattore, l'altro, dal contesto in cui la sua vicenda ebbe a rivolgersi. Entrambi, da genio, dalla sapienza tecnica e dal carattere ribelle, irriverente, spiazzante di questo malfattore.
Della sua vita privata, come vedremo, si sa molto poco, se si escludono alcuni documenti o lettere; per gli episodi di vita pubblica, abbiamo fatto ricorso, in vari archivi, ai resoconti giornalistici, ai verbali del processo che gli fu intentato nel 1923, e a quant'altro disponibile.
Scambiandoci le informazioni, ci si è aperto un orizzonte sconosciuto, dimenticato, non considerato.
Come aver trovato un tesoro nascosto.

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