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Cacao - il quotidiano delle buone notizie comiche
nr. 191/2015
sabato 19 settembre
DI SIMONE CANOVA, JACOPO FO, GABRIELLA CANOVA E MARIA CRISTINA DALBOSCO
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 Bio o non bio? Ma soprattutto: consumatori o persone?
Bio o non bio? Ma soprattutto: consumatori o persone?
Siamo abbonati ad Altroconsumo ormai da anni. Appena il giornale arriva in Redazione si arriva quasi allo scontro fisico pur di accaparrarsi la prima lettura.
Negli anni non siamo stati sempre d’accordo con le analisi della rivista e proprio man mano che il tempo passava ci siamo resi conto che in molti casi l’aspetto del risparmio economico prendeva il sopravvento sulla qualità del prodotto.
Perché, diciamocelo, non si leggono gli articoli, si leggono le tabelle e via...
Nell’ultimo numero la copertina ci ha fatto sobbalzare dalla sedia; come sarebbe a dire: Non crediamo in Bio?
Accidenti, questa è grossa. Vuoi vedere che hanno scoperto che il bio è una truffa?
Niente di tutto questo. Il sottotitolo già spiega tutto: “Le analisi dicono che non sono più nutrienti né più salutari degli altri prodotti”.
La prima reazione per chi da anni lotta per un’alimentazione più sana, soprattutto a base di prodotti biologici è dire: ma sono impazziti!?!
Calma, ragioniamo.
Psicologicamente è un colpo, se credi per anni in una cosa e questa ti viene polverizzata in un nanosecondo da quelli che ritieni stiano dalla tua parte, come minimo ti prende male. Niente di peggio del fuoco amico. Ma non siamo poi noi che diciamo che le fedi assolute sono pericolose?
Calma, ragioniamo.
Leggiamo l’articolo, guardiamo le tabelle.
Intanto vediamo che i prodotti bio analizzati sono verdure che arrivano dai supermercati bio di Roma e Milano. E già qui potremmo discutere, hanno scelto due delle città più care d’Italia.
E quindi senz’altro il prezzo di quegli ortaggi è alto rispetto agli stessi comperati nei normali supermercati.
La tabella relativa alle fragole indica che quelle bio non hanno pesticidi mentre quelle non bio li hanno.. poi sono nei limiti di legge, per carità, in molti casi ben al di sotto ma comunque ci sono. E chi lo sa che tipo di danni può fare un accumulo di pochi pesticidi alla volta nel nostro organismo? Tra l’altro chi vive a Milano già si sopporta polveri sottili, inquinamento, smog e quant’altro come se fumasse 12 sigarette al giorno (bambini compresi), se aggiungiamo anche una modica quantità di pesticidi...
Quindi sì, Altroconsumo afferma che il piatto non vale la candela, in buona sostanza. Il bio costa molto di più del non bio, il quale, per altro, non è velenoso. Ok. Ci sta.
In un trafiletto a pagina 15 poi si afferma una cosa molto vera: la produzione in serra, il trasporto, il consumo di acqua ecc., dimostrano che la sostenibilità ambientale del prodotto bio rispetto al tradizionale molte volte è nulla.
E siamo d’accordo, se vogliamo mangiare le fragole a dicembre non c’è bio che tenga. Non ci saranno i pesticidi ma lo sforzo per produrre quel prodotto crea un sacco di danni... Piantiamola di voler mangiare le fragole a dicembre! E sulla ricettina chic di Carlo Cracco sostituiamo le fragole con mele, o arance e mandarini.
E allora forse l’inchiesta andava fatta in tal senso. Forse Altroconsumo doveva spiegare che, al di là del biologico o meno, è importante l’educazione all’ambiente.
Ma non è compito di Altroconsumo, non era quello lo scopo dell’inchiesta. Loro volevano dimostrare che non c’è una gran differenza tra il biologico e il tradizionale, e che comunque questa differenza minima non giustifica il prezzo esorbitante dei prodotti bio.
Ahh, ok, allora è una questione di prezzo?!?
Tutto bene, basta capirsi… peccato che quella parola “ALTRO” nella testata portasse a diverse considerazioni. Considerazioni molto ben espresse dal nostro amico Stefano, che ci ha scritto una bella lettera e al quale lasciamo la parola:
Altroconsumo, evidentemente, non fa parte del “consumo alternativo”: è semplicemente (e non è certo poco) una guida/tutela/assistenza ai consumatori, per quanto ci risulta di ottimo livello, e sempre per quanto ci risulta effettivamente indipendente, efficiente, corretta.

Il consumatore ha diritto a vedere tutelati i suoi diritti, a essere informato sul migliore rapporto qualità/prezzo, ad avere indicazioni su come e dove risparmiare nei suoi acquisti; e questo ci pare che la rivista lo faccia egregiamente, per questo siamo abbonati da anni.

Se io consumatore voglio sapere se i prodotti bio sono migliori, e se ciò che compro vale il molto di più che costa rispetto ai prodotti non bio, sull’ultimo numero della rivista trovo i risultati di una indagine scientifica, della cui serietà e correttezza non abbiamo motivi per dubitare, che dicono che no, il rapporto qualità/prezzo è inferiore ai prodotti non bio in commercio.

Se io consumatore ho lo smartphone con lo schermo rotto, voglio sapere chi me lo aggiusta, bene e spendendo il meno possibile; vado sul sito di Altroconsumo e leggo (ci si consenta la banalizzazione di un discorso più ampio) che se vado da un riparatore cinese il lavoro viene fatto ugualmente bene, è più veloce e spendo meno.

Questo è Altroconsumo: una “Associazione per la difesa dei consumatori”, a tutela dei loro diritti.
Le conseguenze a lungo termine, gli effetti delle colture intensive, le conseguenze della diffusione degli OGM, il problema dello spopolamento delle campagne, le condizioni di lavoro, le ricadute delle scelte di acquisto sul sistema economico e politico, gli aspetti sociali e culturali, eccetera, non sono argomenti che li riguardino.

Non vogliamo certo dire che chi ci scrive sia insensibile a tutte queste problematiche, semplicemente non è questo lo scopo della rivista, come di tutte le riviste di settore: se la Rivista di diritto civile affronta un problema di matrimonio, non si occupa del fatto che i coniugi si vogliano bene o no, se una rivista di gossip dedica dieci pagine alla scappatella di un VIP, non è perché non ci siano questioni più serie nella vita.

Ecco, l’unica contestazione che ci siamo permessi di fare in apertura, e che confermiamo, è quella sul nome: “Altro” fa pensare a un approccio al consumo diverso da quello comune, a una visione del consumatore che sia anche qualcos’altro da un soggetto che spende, e vuole ottenere il massimo da quello che spende, a un’altra possibile visione dell’economia e della vita.

Così non è, la rivista è per consumatori “in quanto tali” (si potranno ancora utilizzare, queste tre parole in fila?), non per cittadini, persone, sempre “in quanto tali”.
Per questo non vediamo motivi per criticare chi semplicemente sta facendo il compito che si è scelto.

Poi, siccome non ci consideriamo consumatori ma persone, e sogniamo un mondo senza consumatori, dove le regole siano diverse da quelle del mercato, della domanda e dell’offerta, della misura di cose e persone in base al rapporto qualità /prezzo, e siccome “voti ogni volta che fai la spesa”, per quanto possiamo continuiamo a mangiare bio, e abbiamo disdetto l’abbonamento ad Altroconsumo …”

Ecco, grazie Stefano, la pensiamo proprio così.
i corsi di alcatraz
18/20 settembre
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9/11 ottobre
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16/18 ottobre
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30 ottobre/1 novembre
YOGA DEMENZIALE E MASSAGGIO THAILANDESE con Gisella Manganelli e Jacopo Fo
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20/22 novembre
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20/22 novembre
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Direttore: Jacopo Fo
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