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Cacao - il quotidiano delle buone notizie comiche
nr. 162/2012
sabato 21 luglio
DI SIMONE CANOVA, JACOPO FO, GABRIELLA CANOVA E MARIA CRISTINA DALBOSCO
Testo 01
Fabulazzo Osceno
La rappresentazione si compone di tre esilaranti monologhi scritti e interpretati da Dario Fo ispirandosi ai fabliaux francesi del decimo e undicesimo secolo: giullarate scurrili che, per indurre il pubblico all’ilarità più sfrenata, ricorrevano a situazioni grottesche o scabrose.
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Testo 01
Franca Rame: l’incontro con Andreotti e un po’ di storia contemporanea
Carissimi, continua la storia di Franca Rame al Senato nella XV legislatura con Presidente del consiglio Romano Prodi.
Nelle prossime settimane Franca pubblicherà il resoconto dei soldi guadagnati in quel periodo. A parte le spese vive per l’appartamento vedrete che tutti quei soldi (troppi, come dice lei stessa) sono stati spesi per le varie iniziative, dagli studi sugli sprechi dello Stato, all’associazione per le vittime dell’uranio impoverito, ecc.
Bella Franca, in tutti i sensi, che ha sempre tenuto i conti di tutto: nel suo archivio pubblicato on line di ogni spettacolo, ogni commedia, ogni iniziativa troverete i conteggi alla lira prima e all’euro poi, incredibile il lavoro di Franca, ci si potrebbe fare un saggio sull’economia degli ultimi 60 anni.
La prossima settimana, l’ultima di questo mese dedicato alla nostra Nobel preferita, pubblicheremo la sua lettera di dimissioni pochi giorni prima della caduta del governo Prodi per mano di Mastella, ed entro fine anno speriamo di riuscire a pubblicare l’intero lavoro di Franca di quei due anni come Senatrice. Se tutti i signori della Casta lavorassero la metà di quello che ha lavorato lei in quel periodo (e non solo in quello) l’Italia sarebbe un posto migliore dove vivere.

Terza puntata: l’incontro con Andreotti e un po’ di storia contemporanea. 
Qualche giorno dopo l’inizio della XV legislatura, il 3 maggio (2006), siamo stati convocati per eleggere il Presidente del gruppo mistico, pardon misto, al Senato. Mi ha confuso la presenza di alcuni democristiani: presiede Giulio Andreotti. Oh! Eccolo il capo mistico! Sono entrata in una delle grandi aule di palazzo Carpegna, non ricordo a quale piano, con un certo imbarazzo all’idea di incontrarmi con il più enigmatico fra tutti i Senatori a vita. Sicuramente Andreotti aveva letto i giornali di qualche giorno fa quando interpellata dai giornalisti: “Che farà quando incontrerà Andreotti?” rispondevo: “Andreotti?... Grigio più grigio del grigio…”
In più, incontrare l’enigmatico, dopo tutto quello che Dario aveva detto di lui in scena, mi faceva sentire proprio a disagio. Senza parlare della satira in cui lui, il Torquemada sghembo, Ministro della Cultura nel primo governo De Gasperi, giovane ma già braccio secolare del clero, era rappresentato come forsennato gestore della censura che arrivava a bloccare capolavori come la Mandragola di Machiavelli e l’Arialda di Testori, per non parlare del massacro dei nostri testi satirici al Piccolo Teatro! Beh, l’incontro è stato meno difficile di quanto pensassi. Entro, il senatore a vita stava appena oltrepassata la soglia. Mi accoglie con un gran sorriso, mi abbraccia e bacia sulle guance. “Cara piccina (testuale!) – mi dice, lasciandomi a bocca aperta – ti devo ringraziare… tu e Dario siete stati meravigliosi… avete fatto l’impossibile per aiutarci a conoscere dove i brigatisti tenessero nascosto Aldo Moro… grazie!” - “Presidente… lei è troppo gentile…. Ma io, quei terroristi, sono andata a incontrarli alle carceri Nuove di Torino, solo perché il capo gabinetto del ministro Bonifacio, dott. Selvaggi me l’aveva chiesto. Ero certa che quei detenuti non sapessero nulla… e avevo ragione. - e continuo - Ora che sono passati tanti anni, Presidente, mi potrebbe svelare per quale ragione non avete accettato, pur di salvare Moro, di liberare in cambio un gruppo di carcerati delle Br? Al posto vostro li avrei lasciati andare. Liberato Moro, avreste tranquillamente potuto riarrestarli.” “No, non potevamo accettare quella soluzione poiché le Br volevano trattare per lo scambio come fossero lo Stato, da pari a pari.” “Sì, ma così è stato ucciso un uomo: Moro.” Mi ha guardato sconsolato, aprendo le braccia, come a dire: “Non si poteva fare diversamente…” All’istante m’è venuto in mente il Cardinal Siri, potentato massimo della Santa Sede, che a chi gli dava la notizia del sequestro Moro commentava: "Ha avuto ciò che si meritava". PROPRIO UN GRANDE “CRISTIANO”!

La solita ragion di Stato, ovvero l’irragionevole rifiuto della ragione. E come un flash, m’è venuto avanti agli occhi Cirillo, pezzo grosso della DC napoletana, catturato sempre dai brigatisti tre anni dopo. In quel caso il Governo non frappone nessuna questione di Stato. Ci si serve perfino di mafiosi, si contratta, si versa tutto ciò che è richiesto (1 miliardo e 400 milioni di lire) ed ecco Cirillo libero e arzillo come un grillo… che fa pure rima! Ma come mai? Qual è l’inghippo?

Qualche malalingua insinua che il Cirillo, a differenza di Moro, non aveva certo in capo di traghettare il partito comunista di Berlinguer al governo, perciò con lui non si interposero questioni di dignità morale e difesa dell’autorità di Stato. Evviva! La straordinaria metamorfosi della ragione! A riprova del fatto che nella democrazia cristiana c’è un gene di resistenza eterna, volete sapere che fine ha fatto colui che trattò con la mafia per il rilascio di Ciro Cirillo?!? Ça va sans dire…. E’ Enzo Scotti, sottosegretario agli esteri del nuovo governo Berlusconi! Quel giorno, senza intoppi, abbiamo eletto il presidente del gruppo misto: sen. Nello Formisano, IDV. Vi avevo già accennato qualcosa a proposito di una mia assistente. Si chiama Giuliana, una giovane già collaboratrice di un senatore della precedente legislatura. Conosce bene il suo lavoro. Graziosa, capace. Per assumerla, bisogna stendere un contratto. In che forma? Mi viene consigliato… o in nero o co.co.pro. Parlo con il mio commercialista, Giancarlo Merlino, e decidiamo per un più corretto contratto a tempo indeterminato. Qualcuno mi dice: “ Hai sbagliato, non sei nella norma.”

Scopro che la norma qui, ma più a Montecitorio, è quella di far passare i collaboratori per volontari… altri “onorevoli”, in gran numero, se la cavano con cifre miserabili, 500, 700 euro, in nero. Pochi sono quelli che assumono i collaboratori con contratti a tempo indeterminato. Per la verità, ho fatto un’inchiesta… sono risultata l’unica... fuori norma. E dire che, ognuno di noi, senatore o deputato, percepisce dallo Stato per il “portaborse” 5 mila euro al mese! Al proposito c’è stato un grande scandalo.

Nella trasmissione televisiva “Le Iene”, hanno condotto un’inchiesta dove intervistavano parlamentari all’uscita da Montecitorio e chiedevano loro: “Onorevole, lei ha il portaborse?”, un nervosissimo “Sì.” e tiravano via infastiditi. Ma quelli insistevano: “È a contratto o è precario? Quanto lo paga?” Gli intervistati si mostrano molto a disagio, balbettano, abbozzano risposte davvero paradossali… tipo: “Mi sfugge… lo chieda a lei, alla mia collaboratrice…” E un altro: “Ho accettato una studentessa che fa pratica. Mi dovrebbe pagare lei!” E un altro ancora: “Anche la mia fa pratica, viene gratis: io non la pago, però l’aiuto a fare i compiti. E ogni tanto la invito perfino a cena!”

Il migliore è stato l’On. Avv. Taormina, che intervistato dal grandioso Bernardo Iovene rispondeva più o meno così: “Io? Non ho collaboratori, non me ne faccio nulla, ho già uno studio grandioso… I soldi che prendo per il collaboratore li do a mia moglie che li usa per fare beneficenza a un canile”. I contribuenti ringraziano la signora Taormina che fa beneficenza con il denaro pubblico…. Fatto sì è che il presidente della camera, Fausto Bertinotti, è stato costretto a togliere la possibilità d’ingresso agli assistenti, se non muniti di tesserino. Ne sono rimasti fuori un sacco. Disoccupati. Ne parlo con alcuni veterani, commentando: “Mi sembra un po’ meschino far la cresta sullo stipendio di chi ci assiste!” Ognuno scantona. A ‘sto punto mi sfugge un commento, poco benevole: “Ho capito! Dimenticavo che noi siamo la testa del pesce…!” “Che vuoi dire?” mi chiedono. “E’ dalla nostra testa che si comincia a puzzare! E il tanfo poi si sparge per tutto l’emiciclo: dalla Camera al Senato! E si sente! Forse bisognerà chiamare una ditta di disinfestazione… di quelle pesanti, con lo spruzzo!” Nessuno ride… temo che questa sia la ragione per cui qua dentro non godo di tante amicizie…!

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Aut. Trib. di Perugia n° 634
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Direttore responsabile:
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Direttore: Jacopo Fo
Anno XI
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