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Cacao - il quotidiano delle buone notizie comiche
nr. 157/2018
sabato 14 luglio
DI SIMONE CANOVA, JACOPO FO, GABRIELLA CANOVA E MARIA CRISTINA DALBOSCO
Il FUORI TUTTO di Commercioetico.it
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 La storia nascosta delle donne
La storia nascosta delle donne
Carissimi,
come spesso accade negli ultimi tempi, anche oggi per il Cacao del Sabato attingiamo a Comune-info.net. Grazie a Gianluca Carmosino che ci concede di “rubare” gli articoli.
Questa settimana vi proponiamo La storia nascosta delle donne di John Pilger, che ci racconta dell’Australia e di Mary.

Con questo numero Cacao va in ferie, ci rivediamo lunedì 3 settembre a meno che nell’estate non ci siano edizioni straordinarie, sapete come siamo fatti, a volte non si resiste.
Buona estate a tutti!

La storia nascosta delle donne
Come tutte le società coloniali, l’Australia ha i suoi segreti. Il modo in cui trattiamo gli Indigeni, è ancora un segreto. Per molto tempo, il fatto che molti australiani provenissero da quella che si chiamava “non una buona famiglia” era un segreto. L’espressione “non di buona famiglia” indicava gli antenati detenuti, quelli come la mia trisnonna, Mary Palmer che era stata messa in carcere qui, alla Fabbrica Femminile di Parramatta nel 1823.
Secondo le sciocchezze inventate da numerose zie – che avevano affascinanti ambizioni borghesi, Mary Palmer e l’uomo che aveva sposato, Francis McCarthy, erano una signora e un gentiluomo che erano vittoriani sia per le loro proprietà che per i loro decoro. Maria, invece, era il membro più giovane di una “banda” di giovani donne ribelli, per lo più irlandesi, che operavano nell’East End di Londra. Conosciute come “Le Furfanti” tenevano alla larga la povertà con i ricavi della prostituzione e di piccoli furti. “Le Furfanti” prima o dopo vennero arrestate e processate e impiccate, tranne Mary che fu risparmiata perché era incinta.
Aveva soltanto sedici anni quando venne ammanettata nella stiva di una nave a vela, la “Lord Sidmouth”, diretta nel Nuovo Galles del Sud (Australia) “fino al termine della sua vita naturale”, disse il giudice.
Il viaggio per mare durò cinque mesi, un purgatorio di nausee e di disperazione. So che stava così, perché alcuni anni fa, ho scoperto uno straordinario rituale, nella Cattedrale di St Mary, a Sydney.
Ogni giovedì, in sagrestia, una suora sfogliava le pagine di un registro di detenuti irlandesi Cattolici e c’era Mary, descritta come: “non più alta di quattro piedi (1,21 metri), molto magra e butterata di segni del vaiolo”.
Quando la nave di Mary attraccò nella baia di Sydney, nessuno la richiese come domestica o sguattera. Era una detenuta di “terza classe” e fatta della sostanza infiammabile dell’Irlanda”. Il suo neonato era sopravvissuto al viaggio per mare? Non lo so.
La mandarono lungo il fiume Parramatta alla Fabbrica Femminile che si era distinta come uno dei luoghi dove gli esperti penali vittoriani stavano verificando nuove ed eccitanti teorie. Il mulino azionato a mano mediante una ruota era stato introdotto nell’anno in cui arrivò Maria, il 1823. È stato uno strumento di punizione e di tortura.
La rivista The Cumberland Pilgrim (il Cumberland è una contea nella regione del New South Wales, in Australia, ndt) descriveva la Fabbrica Femminile come “spaventosamente orribile… gli spazi di ricreazione ricordavano la Valle dell’Ombra della Morte”.
Maria arrivò di notte e non aveva nulla su cui dormire: soltanto assi di legno, e pietre e paglia, e lana sporca piena di zecche e ragni. Tutte le donne erano costrette all’isolamento. La loro testa veniva rasata e venivano chiuse a chiave al buio totale e con il ronzio delle zanzare.
Non c’era una divisione in base all’età o al reato. Mary e le altre donne venivano chiamate “le indocili”. Con un misto di orrore e di ammirazione, il Procuratore Generale dell’epoca, Roger Terry, descriveva come le donne “avevano respinto con una scarica di pietre e bastonate” i soldati inviati a sedare la loro ribellione. Più di una volta, hanno sfondato i muti di arenaria e hanno assaltato la comunità di Parramatta. Anche i missionari, mandati dall’Inghilterra per “riparare” l’anima delle donne, venivano quasi ignorati.
Sono così orgoglioso di lei.
C’era, poi, il “giorno del corteggiamento”. Una volta a settimana, a dei “signori soli” (chiunque potessero essere) veniva data la possibilità di scegliere per primi, seguiti dai soldati, e poi da detenuti.
Alcune delle donne trovavano dei vestiti eleganti e si agghindavano subito, come se un uomo che le esaminava potesse fornire loro una via d’uscita dalla loro difficile situazione. Altre voltavano le spalle, nel caso che l’aspirante compagno fosse un “tizio anziano rozzo” che arrivava da una zona rurale sottosviluppata.
Durante questo incontro, la “matrona” urlava “i lati positivi” di ogni donna, che erano una rivelazione per tutti.
In questo modo i miei trisnonni si conobbero. Credo che fossero bene abbinati.
Francis McCarthy era stato trasportato dall’Irlanda per il reato di “avere pronunciato imprecazioni proibite contro il suo signore inglese”. Questa era l’accusa rivolta ai Tolpuddle Martyrs.
Sono così orgoglioso di lui.
Mary e Francis si sono sposati nella Chiesa di St Mary, in seguito diventata Cattedrale di St Mary, il 9 novembre del 1923, insieme al altre quattro coppie di detenuti. Otto anni dopo, fu loro garantito il permesso di scarcerazione e a Mary il “perdono condizionato”, da parte di un certo Colonnello Snodgrass, Capitano Generale del Nuovo Galles del Sud, con la condizione che non poteva più lasciare la colonia.
Mary ha dato alla luce dieci figli che hanno trascorso le loro difficili vite amati e rispettati a detta di tutti, fino al loro novantesimo anno.
Mia madre conosceva il segreto di Mary e Francis. Il giorno del suo matrimonio, nel 1922, e disobbedendo alla sua famiglia, lei e mio padre vennero tra queste mura per rendere omaggio a Mary e alle “intrattabili”. Mia madre era fiera della sua “stirpe non buona”.
Talvolta mi chiedo: “dove è, oggi, questo spirito? Dov’è lo spirito delle intrattabili tra coloro che sostengono di rappresentarci e tra quelli di noi che accettano, in silenzio servile, il conformismo sociale che è tipico di gran parte dell’era moderna nei cosiddetti paesi in via di sviluppo?”. Dove sono quelli tra di noi pronti a “pronunciare giuramenti illegittimi” e ad affrontare i despoti e i ciarlatani nei governi che glorificano la guerra, che si inventano nemici stranieri, che criminalizzano il dissenso e che maltrattano i rifugiati vulnerabili che arrivano su quelle coste e vigliaccamente li chiamano “clandestini”.
Mary Palmer era “clandestina”. Francis McCarthy era “clandestino”. Tutte le donne che sono sopravvissute alla Fabbrica Femminile e che si sono battute contro l’autorità, erano “clandestine”.
Il ricordo del loro coraggio, della loro capacità di ripresa e resistenza, dovrebbero essere lodate, non calunniate, nel modo in cui facciamo oggi. Infatti, soltanto quando riconosceremo l’unicità del nostro passato – del nostro passato indigeno – e il nostro passato di detenuti orgogliosi – la nostra nazione raggiungerà la vera indipendenza.
 
Intervento al 200° anniversario della creazione della Fabbrica Femminile di Parramatta, a Sydney, una prigione dove le donne detenute ‘intrattabili’ provenienti per lo più dall’Irlanda e dall’Inghilterra, venivano mandate nella colonia australiana della Gran Bretagna all’inizio del 19°secolo.

Fonte: zcomm.org. Traduzione di Maria Chiara Starace (© 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY NC-SA 3.0) per znetitaly.org
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