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Cacao - il quotidiano delle buone notizie comiche
nr. 155/2017
sabato 15 luglio
DI SIMONE CANOVA, JACOPO FO, GABRIELLA CANOVA E MARIA CRISTINA DALBOSCO
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 La vera storia del mondo: L’Amore, La Proprieta' e Le Prostitute
La vera storia del mondo: L’Amore, La Proprieta' e Le Prostitute
Carissimi,
anche questa settimana vi proponiamo un brano del libro di Jacopo Fo La vera storia del mondo.
Questa volta parliamo de “L’amore, la proprietà e le prostitute”.
E’ vero che la prostituta è il più antico mestiere del mondo? No, per niente.
Buona lettura!

L’Amore, La Proprieta' e Le Prostitute
Si dice che la prostituzione sia il mestiere più antico del mondo. È falso. La prostituzione nacque soltanto quando la società patriarcale raggiunse un certo grado di sviluppo. Tanto che presso molte tribù patriarcali dell’Africa Nera ... “la prostituzione era in passato tanto sconosciuta,
che non vi esisteva neppure un termine per definirla.
A nessuno sarebbe mai venuto in mente di dover o poter pagare qualche cosa per avere un rapporto sessuale, tutte cose, queste, introdotte in un secondo tempo dai bianchi” (H. Lewandowski, Costumi sessuali dei popoli extraeuropei, Ed. Mediterranee,pag. 361).
Il mestiere più antico del mondo è fare la madre. Crescere i neonati è una professione a tempo pieno. Fin dai primordi dell’organizzazione sociale le donne furono pagate dal branco che forniva loro del cibo supplementare cosicchè potessero fare meglio il loro lavoro.
Nutrire e proteggere le donne che allattavano i neonati fu il primo passo della civiltà, le madri avendo del tempo libero poterono affinare l’educazione dei piccoli, curare i vecchi e i malati e occupare del tempo a pensare. Nacquero così la ceramica, la tessitura, l’agricoltura e l’architettura.
Questo sostegno alimentare alle madri fu in parte istintivo, in parte venne rafforzato dalle donne via via che la società progrediva.
Le donne per ottenere ciò di cui avevano bisogno ricorsero a tutte le leve che avevano a disposizione, in particolare barattarono l’essere parte del gruppo con i servizi richiesti (cibo, aiuto, protezione).
Il sesso ovviamente faceva parte di questo baratto. O meglio, l’essere esclusi dai rapporti sessuali con le donne era una sanzione molto efficace contro chi non faceva la sua parte.
Passarono così molti millenni, venne inventato l’arco, iniziarono le guerre, trionfò il patriarcato e le donne prima del matrimonio diventarono proprietà dei padri, e dopo dei mariti.
Finì così la promiscuità sessuale. La ricchezza del gruppo non era più a disposizione di tutti. C’era chi aveva tanto e chi niente. Essere ricchi, avere denaro divenne la cosa più importante. A tutto venne dato un prezzo, anche all’amore. L’amore mercenario ebbe infinite sfumature che andavano dalla prostituzione vera e propria ai matrimoni combinati, all’uso del sesso per accrescere il proprio potere. È da sottolineare che con il patriarcato l’attività sessuale smise di essere per le donne un’attività indirizzata dall’istinto e dal desiderio.
Le donne, nelle società patriarcali primitive, venivano comprate dal marito attraverso regali ai padri (solo in stadi di sviluppo successivo nacque l’uso di pretendere una dote dal padre della sposa che, comunque, otteneva come contropartita l’alleanza e la protezione della famiglia
dello sposo).
Da allora il matrimonio è stato dominato da questioni d’interesse. L’idea di sposare per amore era praticamente sconosciuta prima della rivoluzione industriale.
La prostituzione quindi non era riprovevole perché vi era un rapporto sessuale senza amore ma perché il prostituirsi era segno di povertà (non avere da mangiare era una vergogna).
Solo alcune culture elaborarono l’idea che vendere sesso fosse un fatto moralmente di per sé riprovevole perché rappresentava un attentato alla parola di Dio che aveva deciso che ogni donna dovesse appartenere a un uomo ed essergli fedele. Il peccato di prostituirsi era cioè l’infedeltà.
Per questo le prostitute venivano punite come le adultere.
Il mercato del sesso iniziò presto a diversificarsi. C’erano prostitute che si vendevano per un pezzo di pane e lo facevano in un prato, altre che si prostituivano in ricche case con vesti raffinate.
La prostituzione fiorì in modo più complesso laddove il regime patriarcale era più rigido e la sessualità meno libera.
In Grecia, intorno al 400 a.C., divennero famose e ricercate le Etere. Meretrici d’alto bordo che erano capaci di suonare, declamare poesie, danzare, servire. Esse erano l’unica presenza femminile accettata negli incontri tra uomini ricchi (che tenevano le proprie mogli segregate in casa).
L’Etera era in una situazione particolare. Le donne dell’aristocrazia guerriera di solito non ricevevano un’istruzione, non potevano neppure andare a teatro.
Stavano chiuse in casa a tessere, si occupavano dei lavori domestici, al massimo, se non avevano una schiava o una serva, andavano a far la spesa.
Le Etere erano invece donne del popolo o schiave che avevano studiato le arti più svariate.
La loro condizione inferiore faceva sì che potessero frequentare discussioni filosofiche, intrattenimenti e avvenimenti pubblici. Inoltre, quando non erano più schiave, erano padrone del proprio denaro, mentre le donne nobili non potevano amministrare il loro patrimonio che passava
al marito (se il marito moriva veniva amministrato da un altro parente maschio).
Da un certo punto di vista, perciò, la condizione dell’Etera era migliore di quella della donne dell’aristocrazia.
In effetti, nell’antica Grecia, quelle che divennero famose come poetesse o filosofe erano Etere. Ma questo non deve illudere sulla reale condizione delle prostitute del tempo.
Esse erano, per la maggior parte, semplici schiave che vivevano in condizioni abominevoli, oppure donne delle classi più umili che non sapevano né leggere né discutere di geometria.
Le Etere erano una piccola élite e anche tra esse soltanto pochissime riuscirono, con la loro bellezza e intelligenza, a conquistarsi una nicchia di privilegio.
Per contro le prostitute dell’antica Grecia non vivevano il loro ruolo con molti sensi di colpa.
Ad eccezione delle donne nobili, si può dire che quasi tutte le altre donne, anche se non erano meretrici di professione, trovassero normale essere carine in cambio di un regalo.
C’erano poi le schiave che non avevano proprio scelta, all’occorrenza dovevano soddisfare il padrone che poteva liberamente vendere l’uso del loro corpo ad altri.
È noto, ad esempio, che il romano Catone, uomo probo e oculato amministratore, facesse pagare ai suoi schiavi i rapporti sessuali intrattenuti con le femmine delle quali era proprietario (in questo modo recuperava parte delle mance che aveva dato agli schiavi come incentivo per farli lavorare meglio).
Ma anche per le donne libere essere costrette a fare l’amore non doveva essere cosa rara.
Le guerre erano all’ordine del giorno e stuprare le donne era uno degli sport più in voga sia tra le armate dei vincitori sia tra le bande in fuga dei vinti.
Nei periodi di pace poi ci pensavano i signori: erano fermamente convinti che avere tutte le plebee che volevano fosse loro sacrosanto diritto.
C’è da chiedersi come facessero invece popoli come quello ebraico o quello arabo che consideravano il sesso fuori dal vincolo del matrimonio un peccato mortale (nel senso che le colpevoli venivano uccise, ovviamente questo tabù valeva solo per le donne).
Non c’erano prostitute nella Gerusalemme antica o nella Baghdad dell’anno 1000 d.C.?
Certo che c’erano e non si passava certo la giornata a dar loro la caccia. Diciamo che le cose venivano fatte in modo più discreto. E poi c’erano le straniere. I tabù valevano in realtà solo per le donne appartenenti al proprio popolo e alla propria fede religiosa, le altre venivano lasciate libere di dannarsi l’anima quanto volevano.
E poi c’erano le schiave e con quelle i problemi morali erano zero.
Una situazione analoga si sviluppò nella Roma imperiale. Venivano perseguitate solo le patrizie che si prostituivano, non le plebee.4
Il numero delle prostitute si accrebbe enormemente con l’estendersi delle città. Enormi masse di diseredati si accampavano alla periferia delle metropoli attirate dalle ricchezze e nella speranza di raccattarne qualche briciola. Le donne che vivevano in questo stato erano probabilmente
disposte a tutto.
Ad esempio, si dice (si mormora, pare che, voce assolutamente non confermata) che nella Venezia medioevale le prostitute di professione fossero il 40% della popolazione femminile. Ma la disponibilità delle altre donne (dilettanti) era tale che nella città delle gondole, “figlio di puttana” smise di essere un insulto. (...)

continua su La Vera Storia del Mondo
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Aut. Trib. di Perugia n° 634
del 21/06/1982
Direttore responsabile:
Severino Cesari
Direttore: Jacopo Fo
Anno XI
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