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Cacao - il quotidiano delle buone notizie comiche
nr. 122/2015
sabato 6 giugno
DI SIMONE CANOVA, JACOPO FO, GABRIELLA CANOVA E MARIA CRISTINA DALBOSCO
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 I cacciatori di mammut non sono mai esistiti
I cacciatori di mammut non sono mai esistiti
Carissimi,
in questi giorni ad Alcatraz si è parlato molto di mammut. Il nostro era bellissimo, fatto di legno e stoffa, tenuto su con una carrucola, ondeggiava sinuosamente mentre quattro ragazze stranamente vestite facevano le gambe e Mario Pirovano manovrava la proboscide molto compreso nel suo ruolo.
Ma c'era anche un gran lumacone e una pentola con altri lumaconi.
Tutto questo perchè abbiamo girato un video di una canzone con la Bandabardò dove cercavano di spiegare come mai molto probabilmente i nostri antenati non si cibavano di grandi mammiferi.
Tutta questa storia è raccontata nel libro di Jacopo Fo & C. dal titolo La Vera Storia del Mondo che vi ripresentiamo oggi.
Buona lettura!
PERCHÉ I CACCIATORI DI MAMMUTH NON SONO MAI ESISTITI

Nelle pitture rupestri preistoriche troviamo sovente scene di caccia ad animali di taglia media o grande.
E questa circostanza ha indotto a pensare che quella fosse un'attività abituale dei primitivi. Io credo, al contrario, che essi trovassero interesse a dipingere quelle scene proprio perché non erano fatti abituali ma straordinari avvenimenti da ricordare con pitture celebrative.
Sui libri di storia scolastici vediamo spesso disegni di uomini primitivi che circondano giganteschi mammut e li uccidono con lance di legno e pietra.
Credo proprio che a quei tempi scene del genere fossero molto improbabili. Anche se i nostri progenitori erano probabilmente più forti di noi, a causa della vita selvaggia, è difficile che siano riusciti in simili imprese.
La caccia era indirizzata verso piccole prede come topi, conigli e serpenti.
Già la cattura di un cervo era una cosa eccezionale. Provate voi, se ci riuscite, ad avvicinarvi a un cervo tanto da poterlo colpire con una lancia. E anche se ci riuscite, quante probabilità avete di ucciderlo o di ferirlo gravemente?
Le tecniche di caccia ai grandi animali dovevano tener conto dell'enorme disparità di forze ed erano ben più astute e complesse di un attacco con lance e pietre. L'umanità cacciò all'inizio soprattutto sfruttando alcune particolarità del territorio.
Ad esempio, si approfittava di burroni verso i quali decine di battitori armati di bastoni sospingevano un branco di cavalli facendoli precipitare. Una volta feriti o morti, gli animali erano facile preda degli uomini. In altre situazioni le prede venivano spinte in gole o valli ristrette dove venivano bloccate e poi abbattute con una pioggia di macigni.
Queste tecniche di caccia richiedevano molta organizzazione e l'uso delle grida e di rumori di sassi o legni percossi diede probabilmente origine al gusto per la musica.
Di certo una battuta di caccia preistorica doveva essere un intrattenimento musicale da non perdere.
Comunque la caccia grossa era una cosa di una durezza inimmaginabile.
La difficoltà di trovare luoghi adatti e di costruire tra i cacciatori un coordinamento sufficiente al buon esito dell'impresa faceva sì che, molto spesso, ci si limitasse a contendere a iene e avvoltoi le carcasse di animali abbattuti dalle belve. Ma nonostante l'evidenza dei fatti, la maggioranza degli accademici stenta a rinunciare all'idea degli uomini primitivi cacciatori di grandi animali.
La caccia ai grossi animali divenne conveniente soltanto millenni più tardi, quando apparvero i primi cacciatori a cavallo, equipaggiati con archi efficientissimi e frecce piumate e coadiuvati da grosse squadre di battitori. E, tra l'altro, tutti sono d'accordo sul fatto che le bande primitive fossero composte da circa sessanta individui tra i quali gli uomini con più di 16 anni non erano più di una quindicina. Come facevano a massacrare tanti grossi animali? Per nutrire con una dieta carnivora 60 persone bisognava fare fuori un cavallo o un elefante ogni quattro o cinque giorni e poi trascinarlo a casa per decine di chilometri. Infatti non c'erano frigoriferi e nei climi caldi la carne marciva
subito.
E questo senza contare che non si potevano certo lasciare le donne e i bambini in balia di giaguari, lupi e altre belve.
La caccia ai grossi animali non poteva essere alla base dell'alimentazione nel Paleolitico proprio perché non vi erano abbastanza maschi disponibili ad altro che non fosse la difesa delle donne e dei bambini. Solo pochi maschi per volta potevano avventurarsi alla ricerca di cibo. Le belve feroci continuarono a essere temute dai contadini dell'India, dell'Africa e della Cina ancora dopo l'arrivo dei fucili. E anche i lupi mantennero a lungo in Europa la loro pericolosità. Figuriamoci le bestie di quel tempo, che avevano denti spaventosi. Sì, il fuoco aiutava ma solo per tenerlo acceso serviva un lavoro enorme e continuo.
Per capire meglio la misura delle difficoltà della caccia, basti pensare che spesso l'animale non veniva abbattuto con le armi ma veniva inseguito per giorni fino a che non stramazzava al suolo. Ancora nei tempi moderni questa tecnica veniva utilizzata da alcune tribù di Indios del sud America nella caccia al cervo. Sembrerebbe impossibile inseguire un cervo fino a farlo svenire ma evidentemente è più facile che centrarlo con una lancia. In questo caso l'umanità si avvaleva della coscienza che un animale, pur essendo più veloce e resistente, è però debole psicologicamente.
Se l'animale non riesce a fuggire subito, dopo un po' (un bel po') viene preso da una specie di crisi di panico che lo porta al crollo psicofisico. Fu questa superiorità nella determinazione, questa costanza nel perseguire un fine, che in seguito permise all'umanità di catturare e addomesticare pecore, capre, bovini e cavalli.
E poi, scusate, perché dovevano rompersi la schiena a cacciare grossi animali quando avevano insetti buonissimi da pappare? A sentire gente civilizzata come il filosofo greco Aristotele non c'è niente di meglio di un bozzolo di cicala tostato. Anche i Romani adoravano queste leccornie. Gli insetti sono piccoli e se ti mordono non ti staccano un braccio. Non scalciano, sono privi di zanne, mandibole enormi e corna.
Nessuno va a caccia volentieri e il calcolo del costo calorico non tiene conto dei feriti, dei morti, degli invalidi, dei medicinali, dei riti di guarigione e del mantenimento dei convalescenti.
Ma l'idea della caccia salta anche per un altro motivo. Gli antichi avevano a disposizione un'altra grande fonte di cibo animale facilmente acchiappabile con pochi rischi: i pesci.
Fiumi, laghi e mari pullulano di vita. Dalle prelibate uova di insetti acquatici che galleggiano in superficie ai granchi, i molluschi, i polipi e i pesci. Li pigli con le mani. Al mio paese i ragazzi lo fanno ancora. Per prendere due chili di granchi su un torrente ci impieghi un paio d'ore e sono una leccornia inoffensiva e ipernutriente. Sulle spiagge è, poi, un gioco da ragazzi fare piccole dighe di sabbia e ghiaia e catturare i pesci durante la bassa marea. Ho visto contadini cinesi raccoglierne a secchi.
Per non dire che anche i castori, che per altri versi non sono dei pozzi di scienza, costruiscono dighe di tronchi per catturare meglio i pesci. Pescano al volo persino gli orsi e alcuni felini, figuratevi che strage può farne un professore universitario armato di un semplice retino fatto con rametti di vimini intrecciati.
Del resto le ostriche e il caviale stanno ancora in vetta alla nostra hit parade alimentare, per non parlare del salmone affumicato. E quale fu il primo commercio che si sviluppò fiorentissimo già nell'Europa dell'Età della Pietra? Il commercio del pesce salato ed essicato. Se lo portavano a spalla fino al centro del continente. Pesce e sale.
L'idea che le creature acquatiche siano un piatto forte della dieta dei nostri antenati spiegherebbe tra l'altro il loro eccezionale stato di salute. Morivano mediamente a 33,5 anni gli uomini e 28,7 le donne. Ma avevano quasi tutti i denti sani. 2,2 denti in meno di media gli adulti al momento della morte, 3,5 denti in meno nel 3500 a.C., 6,6 denti in meno in epoca romana, secondo J. Lawrence Angel. Essi erano alti tra 1,65 e 1,77 (nelle epoche successive la statura media umana calò di circa dieci centimetri e tornò a 1,75 solo tra maschi Usa nel 1960). Trentadue anni è una aspettativa limitata ma Angel ci assicura che nel 1900 in Usa questa era l'aspettativa di vita media dei maschi non bianchi.
Infine, la preminenza della pesca (e l'uso della caccia grossa solo in modo episodico) oltre a essere meno dura e pericolosa permetteva di mantenersi in area di sicurezza (vicino all'acqua) e tutti insieme.
Poi, quando andavano a caccia di cavalli, una volta all'anno, se tornavano a casa vivi, si gasavano moltissimo e correvano a disegnarlo sulle pareti di una caverna.
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