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Cacao - il quotidiano delle buone notizie comiche
nr. 115/2017
sabato 27 maggio
DI SIMONE CANOVA, JACOPO FO, GABRIELLA CANOVA E MARIA CRISTINA DALBOSCO
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 Formidabili quegli anni?
Formidabili quegli anni?
Carissimi,
in Redazione stiamo preparando i materiali per le prossime puntate di “Dario Fo e Franca Rame: la nostra storia”, che andranno in onda probabilmente a luglio.
In queste puntate si parla degli ‘70, e ci arrivano tutte le interviste ai protagonisti di quegli anni, noi le scalettiamo e le rimandiamo a chi si occupa del montaggio.
Per me, giovane 59enne è come fare un tuffo nel passato. Erano gli anni in cui ero una studentessa che faceva politica con passione e che viveva a Padova, città dalle mille contraddizioni dove convivevano i fascisti della Rosa dei Venti e Toni Negri e l’autonomia.
Un gran casino.
Anni dopo uscì un libro di Mario Capanna che si intitolava: Formidabili quegli anni. In questi giorni a ripercorrere quei tempi mi chiedo davvero se fossero stati anni formidabili e per alcuni versi senz’altro: il femminismo, la rivoluzione culturale… senz’altro erano anni vivi e intensi ma erano anche anni difficili, pericolosi e cattivi.
Nel 1972 Dario e Franca mettevano in scena “Pum, Pum! Chi è? La polizia!” uno spettacolo che raccontava, dopo Morte Accidentale di anarchico proprio quel periodo, e in una vecchia edizione della Bertani ho ritrovato anche il testo del prologo, quando Dario usciva da solo nel proscenio e raccontava quello che stava avvenendo e presentava lo spettacolo.
Ve lo riportiamo, con il linguaggio di allora duro e implacabile e con la satira di Dario che ci faceva ridere mentre ci si attorcigliava lo stomaco…
Gabriella

Pum, Pum! Chi è? La polizia!
“Vi devo dare la notizia che dei compagni del Berchet, che distribuivano dei volantini in centro, sono stati picchiati a sangue dalla polizia, per il solo fatto che distribuivano dei volantini.
Fino a qualche tempo fa si ritiravano i volantini, adesso picchiano, senza preavviso, per il solo fatto di distribuire dei volantini che propagandava no la manifestazione di domani, indetta per “commemorare” - è il caso di dirlo - la morte del compagno Caporale, di Napoli, che di fatto è morto. È stato ammazzato con un calcio di moschetto, però non dato in una posizione di difesa, ma preso il brandito con tutte due le mani, ad oscillazione, fatto arrivare sulla testa di questo compagno che stava fuggendo su per le scale della Posta di Napoli. E colpo è stato talmente forte che lo schianto si è sentito 50 m di distanza. L’hanno raccolto, l’hanno portato in ospedale, con la parte posteriore del cranio completamente frantumata, e il cervello non ha più alcun segno di vita. Gli batte il cuore, è in sala di rianimazione; lo stesso sistema che è stato usato per tenere “in vita” per la bellezza di otto giorni il compagno Franceschi, qui a Milano, il quale era già morto di fatto I momenti in cui il proiettile viene entrato nel cranio…
Era morto ma era stato tenuto “in vita” e anche la televisione, e in particolare verso Mariano Rumor detto “la bugiardona” ha dichiarato che si trovava in coma,  “coma profondo” come se esistessero anche il coma medio, il coma leggero, il coma superficiale, e il comino e il cometto.
Ora la farsa grave di tenere “in vita” un compagno quando di fatto era già morto, è servita solo a fare in modo che la rabbia della gente sbollisse, e poi quando sono passati un po’ di giorni, allora l’hanno dichiarato ufficialmente morto. Così si sta cercando di fare anche con il compagno Caporale di Napoli.
L’Indignazione bisogna diluirla, bisogna stemperarla, e purtroppo a tenere questo bandone ci si mettono anche i giornali della cosiddetta sinistra regolamentare, i  quali - come nel caso di Franceschi - anche in questo caso continuano a dare la notizia che è in “coma”, che è “grave” ma non si dice la verità, che è morto.
Di quello che è successo nella piazza davanti alla Bocconi, dove hanno ammazzato compagno Franceschi, bisogna ancora ricordare la dichiarazione che ha fatto Mariano Rumor, detto “la bugiardona”, alla televisione (a proposito non ho ancora capito bene perché venga nominato al femminile, capirei “il bugiardone”, “la bugiardona” non so, ma pare che sia un vezzo romano; a Roma, se chiedete chi è “la bugiardona” vi dicono subito che è Mariano Rumore), ad ogni modo “la bugiardona” ha dichiarato che il ragazzo non era stato ucciso ma colpito da un proiettile che era uscito dalla pistola di un agente, il quale era stato preso da un “raptus”.
Ora, sappiamo che esiste da un po’ di tempo, un morbo infame, chiamato appunto “raptus”, e che circola per gli ambienti della Questura. Per “raptus” infatti si è “suicidato” Pinelli,  per “raptus” uccide l’agente. Il “raptus” visto al microscopio, è un virus che la forma di un verme e ha uno strano dito che si muove (fa il gesto di un diritto che preme sul grilletto). Devo dire che è stato subito sbugiardato il Mariano Rumor, detto “la bugiardona”, quando ha raccontato che l’unico sparare era stato l’agente.
Già è divertente come era stata raccontata la storia: questo agente, secondo Mariano Rumor, si trovava dentro la camionetta, meglio il gippone, si è bruciato il tetto grazie ad una bottiglia molotov, è sceso il fuoco sul cappello dell’agente, l’agente ha spalancato subito a porta, è uscito gridando “al fuoco! al fuoco!”, ha estratto la pistola e ha cominciato a sparare… serve appunto per spegnere gli incendi. Da notare subito che non aveva un cappello ma un elmetto. E’ difficile bruciare un elmetto ma lui non lo sapeva, e neanche Allitto Bonanno, che crede ancora che la polizia vado in giro con i berretti, con la visiera.
Ora, sempre per la farsa, bisogna ricordare che Corriere della Sera ha pubblicato giorno dopo la fotografia della camionetta con il tetto bruciato.
Ed è una bruciatura singolare… innanzitutto sembra più una sforbiciata… cioè che sia stato ritagliato… È proprio sull’angolo sinistro del tetto, e ha la forma esatta di una bottiglia… 6 cm per 20… così veniamo a sapere che bottiglie molotov sono un po’ come i ferri da stiro… si appoggiano sul tetto, si stappano automaticamente, esce la benzina, passa uno con un fiammifero, dice “Alleleji!”e tutto brucia!
Ancora divertente scoprire che il luogo di guida della camionetta non è sotto il buco mai dall’altra parte, per cui si viene a scoprire che gli autisti della polizia guidano così (mima: impugnato il volante si sporge con la testa tutto dall’altra parte).  Ancora nel grottesco è il fatto che un certo punto si è scoperto che non era stato l’unico ad aver sparato, che c’era qualcun altro a sparare. L’ha scoperto addirittura un avvocato liberale!  Era alla finestra e a un certo punto ha visto un signore, con il suo cappotto a tre bottoni, un fazzoletto nel taschino, un borsetto e l’elmetto.
È per questo che il questore Allitto Bonanno non ci ha fatto caso, perché oggi sono in molti, a Milano, i signori che girano con elmetto e il borsetto… tanto che quando vanno a comprare borsetto gli dicono: “vuole anche l’elmetto?”. 
Allora non si sono accorti che aveva l’elmetto… e questo anche a causa della velocità con cui sparava… pare che approfittasse dei colpi, e quando ha visto sparare la polizia ha detto “anch’io anch’io!” e rapidissimo bum! Bum! E poi fischiettando se n’è andato. Nessuno si è accorto, dicevo, di questo personaggio che qualcuno ha indicato come vice questore, dicendo anche il nome e cognome... La cosa buffa è che c’era anche un altro, anche lui in mezzo ai poliziotti, questa volta senza elmetto regolamentare, un po’ piccoletto, che per sparare doveva saltellare sopra le teste dei poliziotti. Anche questo, nessuno l’ha visto.
E, sempre per restare nell’ambito del grottesco, per la terza volta assistiamo alla sostituzione di un giudice. Infatti si è interessato di cose un po’ particolari: voleva sapere che c’era in piazza, se c’erano questori, aveva tenuta per buona la testimonianza dell’avvocato liberale, eccetera. Un altro giudice addirittura aveva chiesto che gli fossero consegnate tutte le pistole degli agenti che erano in piazza quel giorno, anche di quelli in borghese specie i commissari e vicequestori. Questo giudice, quando gli sono state consegnate le pistole ha notato un particolare curioso: le canne di caricatori erano stati sostituiti. Perfino il Corriere della Sera di fronte una cosa simile, non ha potuto fare a meno di fare “ummmmh… ummmmh”.
Nello spettacolo di questa sera, che riusciamo a rappresentare nonostante tutte le manovre ricattatorie e intimidatorie della polizia, grazie all’appoggio e al sostegno di massa che la nostra attività ormai ha, si indicano - nome e cognome – i personaggi di queste vicende. A questa prova generale c’è stato un magistrato, un compagno, Marrone di Roma incriminato dalla magistratura per aver detto che la giustizia nel nostro paese è una giustizia di classe, al servizio della classe dominante, cioè della borghesia; a questo giudice, appena visto lo spettacolo abbiamo chiesto: “ma c’è qualche pericolo di essere incriminati?” E lui risposto: “incriminati?...  Ma questa è un’antologia del crimine! Anzi appena stampato il testo fatecelo avere così noi lo divulghiamo per far sapere le cose che non bisogna dire in questo stato”. Però siamo sempre riusciti a rappresentarlo, dappertutto, per il grandissimo sostegno che abbiamo trovato. Si è tentato di farci saltare lo spettacolo, con pressioni incredibili, ma sempre hanno dovuto cedere i questori, i commissari, i vari sindaci e via dicendo.
Il massimo successo Torino: la questura aveva assolutamente proibito il calcolo lo spettacolo, e per fare sentire tutto il suo peso, aveva mandato 4 o 5 cambio di poliziotti che si erano disposti davanti al teatro per impedire l’accesso ai compagni. Fuori al teatro c’erano più di 2000 compagni e democratici i quali attendevano la possibilità di entrare, e devo dire che non avevo mai visto i poliziotti con una grinta così dura, una maschera vera e propria.
Qualcuno mi ha spiegato che da un po’ di tempo fanno ginnastica facciale, davanti agli specchi, fanno le grinte, eccetera, per assumere quell’atteggiamento. E prima di andare a dormire si mettono delle pizzette, dei cerotti per accelerare il processo di trasformazione facciale. Ad aumentare questa esasperazione, questa tensione, li tengono armati, con i loro studi, candelotti, eccetera in camion per ore e ore, 4-5 ore, sei ore, fino a otto ore. Non solo, non è tanto gli danno da bere delle bottigliette di roba dolciastra, alcolica, schifosa, che fa venire i rutti anche alle vecchie, al punto che alcuni – pare - preferiscono ingoiare la bottiglietta intera, senza stappare; fa molto meno male.
In Francia hanno fatto delle prove con delle suore barnabite, quelle che raccolgono sempre fiori e giocano col cerchio… amano tanto i bambini… bene, le hanno tenute per quattro ore in un camion, una di fronte all’altra. Quando sono uscite queste suore hanno morsicato dei bambini di passaggio. Figuriamoci cosa succede poliziotti! Tanto è vero quali poliziotti, schierati con la loro celata, armati hanno visto arrivare dei personaggi strani…  cioè strani non per noi: erano dei curiosi in quale avevano visto sul La Stampa che c’era lo spettacolo, e allora “andiamo, andiamo anche noi!”… quando sono arrivati hanno avuto momento di perplessità, con tanta gente fuori poliziotti… poi si sono subito rinfrancati e hanno detto “no no, è come alla scala Milano… ci sono i poliziotti per evitare che i ragazzacci ci tirino le uova marce!”… 
E sono andati verso il teatro. Quando cinque o sei passi, ecco che subito i poliziotti hanno gridato “E’ l’avanguardia che carica!”,  e hanno caricato a loro volta. E hanno cominciato a dare legnate da far paura, quelle di sempre. E questa gente andava per aria, per terra, sgambettava e uno ha gridato “niente paura! E’ il Living!... Living Theatre! È un’azione rituale che ci predispone al clima di repressione che c’è nello spettacolo!”.
 Questo è un po’ quello che successo anche a Roma, a quel repubblicano, giovane repubblicano anzi dirigente dei giovani repubblicani,  si è trovato ad attraversare piazza Argentina, andava a comprare le sigarette e di colpo si è trovato coinvolto nella carica che la polizia aveva scatenato contro la massa dei 25.000 compagni che manifestavano contro il congresso fascista (L’Unità ha avuto coraggio di chiamarli “gruppetti”, 25.000!)  e insomma si è trovato in mezzo al casino.  Allora si è messo a correre, a un certo punto ha visto dei carabinieri,  gli è andato incontro “aiuto, aiuto… carabinieri!” E quelli patapum!   “Ma io sono repubblicano!” “E noi siamo monarchici!”, patapum!
L’hanno buttato per terra e poi quest’arma benemerita ha cominciato a dargli pedate nei testicoli, a questo poveretto il quale tra l’altro ha sofferto molto perché si era dimenticato a casa l’edera regolamentare (si copre i testicoli con un’edera immaginaria) poi l’hanno caricato sulla camionetta, e sopra l’hanno picchiato di nuovo, poi l’hanno scaricato, ripicchiato, è arrivato tutto livido a Regina Coeli… e hanno pensato bene, per non mostrarlo così, a chiazze, al giudice, hanno pensato bene di pestarlo ancora per uniformare tutto, un bel colore olivastro...
Dicevo, la nostra possibilità di visitare anche stasera è dovuta ai compagni che appoggiano e sostengono il nostro lavoro E non solo ai compagni che vengono per farsi quattro risate o per avere un’emozione ma che portano avanti di fatto un grosso lavoro politico specialmente qui nella zona.
E vi dico subito che mai come quest’anno abbiamo avuto tanti compagni operai e tante compagne operaie, e tanta gente che veramente proletaria.  Devo dire anche che lo spettacolo si preoccupa di fare una specie di ripasso (che magari a qualche intellettuale che sa sempre tutto sembrerà inutile e ovvio) di questi tre anni di lotta di classe nel nostro paese, rivolgendosi soprattutto a quelli che “sanno poco” perché non hanno tempo di informarsi, per leggere. C’è appunto “ripasso” oltre che le esposizioni in grottesco delle varie vicende…
1-4 giugno 2017: CORSO DI YOGA DEMENZIALE con Jacopo Fo e lo staff di Alcatraz
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L'alternativa genuina al villaggio organizzato!
Ogni giorno sarà possibile partecipare alle attività proposte scegliendo in piena libertà!

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26/28 maggio
VOCE CREATIVA, per scoprire, potenziare, migliorare, imparare ad amare la propria voce
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26/28 maggio
IN CUCINA CON ANGELA LABELLARTE
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CORSO DI YOGA DEMENZIALE con Jacopo Fo e lo staff di Alcatraz
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